Artigianato cerca design: in Giappone, nella prefettura di Gifu

DESIGNATLARGE gifu prefecture 4
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Un viaggio nella prefettura di Gifu, cuore del distretto dell’artigianato giapponese. Un luogo magico, fatto di natura e di lavorazioni manuali millenarie e sublimi. Ma dove la grande sfida, per i maestri del saper fare, è incontrare il design.

Prefettura di Gifu READ THIS ARTICLE IN ENGLISH

Non ha uno sbocco sul mare ma è famosa per la pesca (con il cormorano). È composta da costellazioni di villaggi in cui il tempo pare essersi fermato: ma negli uffici municipali del suo capoluogo si usano i robot per aiutare i cittadini a orientarsi. Ha tesori paesaggistici e culturali, alcuni considerati patrimoni dell’umanità dall’Unesco, ma in pochi la conoscono.

È il Giappone che non ci si aspetta, quello che si scopre nella prefettura di Gifu.

Una terra bellissima, divisa tra montagne innevate e pianure percorse da fiumi dai percorsi nervosi e posizionata al centro del paese. Un Giappone senza metropoli né skyline mozzafiato, senza mercato del pesce e senza la ressa che chiunque abbia passeggiato per Tokyo (ma anche nella meno conosciuta Nagoya, aeroporto internazionale più vicino a Gifu) considera quasi un sinonimo dello stile di vita nipponico.

È, questo, il luogo della tradizione artigianale e della storia. La prima, soprattutto nel sud, nell’area intorno a Mino. E la seconda a Nord, della subregione di Hida.

Foto di Alessio Guarino www.alessioguarino.com

A Mino, una miriade di botteghe (centinaia, per quanto riguarda la ceramica) custodiscono infatti lavorazioni antiche e si sono recentemente aperte al turismo da un lato (la maggior parte sono visitabili accedendo dal sito GoVoyagin.com) e al mondo del design dall’altro. Per tre anni, infatti, la prefettura è stata presente al Brera Design District durante il Fuorisalone con il concept Casa Gifu, avvalendosi degli svizzeri di Atelier Oi (la loro installazione con il washi del 2016 era una delle più belle di quell’edizione della Milano Design Week). E Ozeki, l’azienda famosa per le lampade di washi di Isamu Nogushi, sta lavorando con Barber & Osgerby.

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Anche se l’uomo di cui tutti parlano nella prefettura di Gifu è Sebastian Conrad, con cui ben 16 aziende hanno realizzato delle collezioni one off.

Le potenzialità di un incontro ben progettato tra il saper fare della prefettura di Gifu e il design sono però ancora lontane dall’essere sviluppate.

Perché il livello della manualità e la precisione delle lavorazioni di queste aziende avrebbero bisogno di una direzione artistica sofisticata, colta ma anche visionaria, per portare il meglio dei due mondi – artigianato e design – a unirsi.

Invece, nella maggior parte dei casi, le visite alle botteghe di questi straordinari maestri mostrano un mondo lontano anni luce da quello del design. Che di quest’ultimo non coglie realmente le potenzialità al di là del potere della firma e del sogno del glamour.

Le produzioni che si vedono nella zona di Mino lasciano a bocca aperta.

A Seki, per esempio, si costruiscono le spade dei samurai (katana). Oggi se ne fanno pochissime: gli affilatissimi coltelli e rasoi (che rendono la zona il terzo produttore al mondo) servono a mantenere in vita il settore. Ma gli artigiani dell’atelier Sanshu battono ancora con un martello l’acciaio rovente, appena uscito dalla fornace, perché si assottigli e allunghi fino a trasformarsi in lama. Ci vogliono ore ed ore, giorni e giorni per arrivare al risultato finale. E vederli all’opera è bellissimo (hamonoyasan.com per prenotarsi), con il maestro che, come un coreografo con i suoi danzatori, impone il ritmo con cui il martello deve picchiare l’acciaio rovente – più forte, più intenso, più veloce o lento – battendo a sua volta uno strumento in ferro a terra.

Anche le Masu, le scatolette di legno hinoki a incastro che un tempo venivano usate come unità di misura del riso (quando era moneta di scambio) nascono quasi tutte nella città di Gifu.

Entrando nell’atelier Ohashi Ryoki, ne troviamo una pila enorme, con inciso il nome del famoso designer-brand Tom Dixon.

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L’aroma di cedro è inebriante: le lastre di legno sono infatti ovunque, nei vari stadi di lavorazione. Arrivano direttamente dai cantieri edilizi, come scarti, e poi vengono piallate (i trucioli vengono utilizzati per profumare l’acqua per il bagno serale), tagliate in elementi “dentati” che poi si incastrano tra loro (la tecnica si chiama Oraregumi).

È sempre nella prefettura di Gifu che si produce il 90% della carta washi fatta a mano.

A Warabi-Mino-shi incontriamo Yukiyo Terada, una dei quattro artigiani ancora in grado di realizzare questo materiale che è quasi un’opera d’arte. «Non sono ancora abilitata ufficialmente perché non ho terminato i miei otto anni di praticantato», spiega lei che ha iniziato con il Washi a 30 anni.

«Anche se è faticoso, mentalmente e fisicamente. Perché è una delle tradizioni che dobbiamo mantenere: un tempo qui c’erano 360 laboratori perché il washi si poteva realizzare solo a mano. Ora che si produce a macchina è importante che non si perda l’arte di lavorarlo a mano».

L’Unesco è d’accordo: infatti il processo di lavorazione dell’Hominoshi (il washi di Mino, che è particolarmente leggero ed etereo) è considerato patrimonio intangibile dell’umanità.

Quando Yukiyo parla di fatica, fisica e mentale, non esagera. Per trasformare il legno di gelso in pasta per il washi e infine in carta, bisogna passare tre giorni.con le mani ammollo a selezionare le parti migliori della corteccia, sfilacciarla, poi batterla fino a ottenere una pasta.che va schiacciata, mescolata a una colla vegetale, ribattura e poi stesa su uno schermo da cui poi va estratta (e non è facile visto che è sottilissima). «Da 9 chili di materiale di partenza otteniamo 4 chili di pasta da lavorare e poi circa 100 fogli molto grandi. Ci vogliono dai tre ai cinque giorni per portare a termine il processo», dice Yukiyo. «È un lavoro che richiede una concentrazione simile a quella della una meditazione».

Per vedere un’applicazione concreta delle bellissime carte washi. basta andare nel vicino Udatsu, un antico villaggio di mercanti rimasto intoccato.dalle disgrazie belliche e dal tempo.

Dove, curiosamente, le case dei commercianti hanno i tetti concavi, per comunicare accoglienza. Qui è sopravvissuta la casa di un venditore di washi, una dimora magica con soffitti in legno di cedro, pochissimi mobili.accuratamente decorati, finestre ricoperte di washi così trasparente da parere vetro acidato. (La vera attrazione è il giardino, con un raro Suikiakutsu, una mini-caverna scavata sotto terra e poi ricoperta.di sassi da cui, gettando un po’ di acqua esce un suono quasi metallico).

Ma del washi esiste ovviamente anche l’applicazione contemporanea.

Al piano superiore dello showroom di Akari, a Gifu, c’è per esempio la possibilità di osservare, come in un museo, le meravigliose lampade.di Isamu Nogushi, uno dei designer giapponesi più celebri e vero maestro nell’uso del washi. L’azienda che produce i pezzi di Nogushi si chiama Ozeki ed è uno dei più grandi produttori di lanterne del Giappone.(su richiesta, è possibile entrare nei loro laboratori per vedere gli artisti al lavoro, con pennelli e colori, ozeki-lantern.co.jp).

La prefettura di Gifu è anche un importante centro per la produzione della ceramica.

«Lo è diventata quando nel XV secolo il monaco buddista Sen-No-Rikyo ha standardizzato la cerimonia del thé (Chanoyu). Che, lo ricordo, era un invito al dialogo visto che per parteciparvi era necessario rinunciare alle proprie armi», spiega Marta Moretto: interprete, guida ed esperta di storia del Giappone, dove abita da 20 anni (è così integrata che la chiamano per fare da modella per i produttori di kimoni).

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«Essendo l’era della guerra civile, quella dei cosiddetti Stati Combattenti, la produzione delle tazze necessarie per la cerimonia è stata focalizzata in un solo luogo: Mino, nella prefettura di Gifu», spiega. Questo passaggio è importantissimo per capire come mai gli artigiani, in questa zona, abbiano acquisito livelli di sofisticatezza importanti.

Gifu prefecture

Foto Alessio Guarino www.alessioguarino.com

«Nella sua versione standardizzata, la Chanoyu è diventata una tradizione elaboratissima e allo stesso tempo minimalista: il rito doveva avvenire in un luogo quasi vuoto, allestito con pochi elementi (elementi calligrafici, incensi e ikebana) ma dalla qualità sublime. Ecco perché i ceramisti di Mino sono ancora oggi così celebrati».

Shintoismo e sensibilità per i materiali

«I giapponesi hanno una grande sensibilità per i materiali che viene dallo shintoismo: percepiscono la divinità in tutto quello che li circonda, rispettano la materia e sentono la magia del poter costruire e dar vita a qualcosa», rincara Maykol Medina, venezuelano, anche lui in Giappone da decenni, il volto dietro il popolarissimo canale YouTube e pagina Facebook BitoBito Japan che racconta il Paese del Sol Levante in attraverso le storie di chi ci abita. «E la provincia di Gifu è proprio quella in cui, nel XVI secolo, il famoso samurai Oda Nobunaga sterminò i monaci buddisti che detenevano il potere per dare spazio a chi produceva ricchezza attraverso il commercio, artigiani shintoisti in primis».

Il saper fare a mano è quindi parte del bagaglio di Gifu da secoli. La sfida, per la prefettura, è ora raccontarlo e rinnovarlo. E inserire il fattore design nell’equazione.

DA VEDERE:

Nell’area di Hida a Nord:

* Takawama,

dove si può ancora oggi entrare nella Jinya, l’unico palazzo del prefetto originale del Giappone, un palazzo a un piano, con tribunale e prigione (e minisala delle tortune), con un giardino meraviglioso. Passeggiando in riva al fiume Miyagawa si può approfittare delle bancarelle, sempre presenti la mattina.

* Shirakawa-go,

patrimonio mondiale Unesco, un paesino di montagna con case di legno bruciato e tetti di paglia (i gassho-zokun – chi abitava qui, a i piedi delle montagne, usava la paglia anche per proteggere il corpo e i piedi dalla neve).

* Gero Onsen,

una delle tre località termali più importanti del Giappone. L’Hotel Sumeikan ha spa con acqua calda natura interne, esterne e sul tetto, stanze con tatami tradizionali e una vista meravigliosa sul fiume Hida.

* Passeggiata alle cascate di Hida-Osaka (va prenotata su hidaosakafall.com)

Nell’area di Mino, a sud:

* gli atelier artigianali possono essere visitati prenotando su  GoVoyagin.com

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