Cannes apre nel segno degli zombie e della polemica politica

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Polemica politica e un tappeto rosso di grande spolvero stellare: la 72esima edizione del festival di Cannes parte sotto il migliore degli auspici. Il direttore artistico Thierry Frémaux ha messo a segno in questa edizione parecchi colpi gobbi, che forse faranno risalire la china e recuperare lo smalto perso nelle scorse edizioni.

IL COLPACCIO CON TARANTINO
Prima di tutto è riuscito a far montare in fretta e furia “Once upon a Time in … Hollywood” (il titolo è un omaggio a Sergio Leone, di cui ricorrono ora i trent’anni dalla morte) riportando, dopo 25 anni da “Pulp fiction”, quel geniaccio di Quentin Tarantino sulla Croisette. Cast stellare (Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie) e una riflessione sulla parabola discendente di Hollywood, tra gli anni 60 e 70, in cui l’efferata strage messa a punto da Charles Manson nel 1969 è un perno attorno al quale ruoterà il film. Brad Pitt avrà il ruolo di stuntman e controfigura di LeonardoDi Caprio, attore western: garantito il tocco ironico di sempre.

L’attrice Tilda Swinton. (Photo by Evan Agostini/Invision/AP)

LA POLEMICA CON DELON
Frémaux non ha sbagliato poi tanto i conti (mediatici) ad assegnare la Palma onoraria alla carriera ad Alain Delon, almeno sotto il punto di vista della visibilità. Ieri, in conferenza stampa, ha sfruttato le provocazioni dei giornalisti che gli ricordavano le esternazioni misogine e razziste dell’attore francese, per farsi lustro della forte presenza femminile nel suo festival. Ha spiegato come l’organizzazione sia composta quasi per metà da donne, i presidenti di giuria sono distribuiti esattamente a metà (la componente femminile è composta da Nadine Labaki e Claire Denise) e si è impegnato a raggiungere la parità di partecipazione nel 2020. Intanto le registe in competizione sono solo 4 su 21 e in totale, nelle varie sezioni del festival, sono solo 15. Una associazione femminista americana “Women and Hollywood” sta raccogliendo firme (sono arrivate a oltre a 15mila adesioni, e il numero sta crescendo) e domenica 19, quando vi sarà la cerimonia di assegnazione, la bagarre è garantita. Frémaux si è difeso: “Mica gli abbiamo dato il premio Nobel per la pace”.

ALEJANDRO GONZÁLEZ INARRITU: I MURI, LA QUESTIONE DI GENDER
Scherza Alejandro González Iñárritu, presidente della Giuria delle 72esima edizione del Festival di Cannes
: “Non so come andrà questa mia presidenza, non ho mai governato niente, nemmeno la mia famiglia”. Risponde invece seriamente alla questione che gli pone un cronista sulla parita’ di genere nel mondo del cinema, prospettata come un muro che divide uomini e donne, simile a quello che costruisce il presidente Trump tra Stati Uniti e Messico. “In giuria ci sono quattro donne e quattro uomini. Non potrei sentirmi meglio”. E sulla questione politica continua ancora più netto. “Ho espresso la mia opinione al riguardo, quando nel 2017 ho portato proprio a Cannes la installazione del virtual reality “Carne y arena”, (in cui si sperimentava le sensazioni di un immigrato che tenta di passare il confine e viene scoperto dalla polizia n.d.r.). Chi alza i muri non si rende conto di quanto sia pericoloso emarginare i più deboli, violentati dalla vita. Chi vuole questa situazione è ricco, arrabbiato, inventa delle fake news facendo credere alla gente che siano vere. La gente ci crede perché è ignorante e viene manipolata. Sono assolutamente contro quello che sta accadendo nel mondo. Sappiamo già come finisce. Ogni tweet è un mattone nell’isolamento. Ed è paranoia».

NETFLIX E MAJOR
Si sfumano le asperità con Netflix e le dichiarazioni di battaglia a favore del cinema in sala. L’esclusione delle piattaforme digitali dalla rassegna aveva portato tanti benefici alla concorrente Mostra del cinema di Venezia, che si è aggiudicata capolavori come “Roma” di Alfonso Cuarón. Pace fatta anche con le major, sempre in prospettiva della concorrenza a Venezia, negli ultimi anni vetrina di molte pellicole Oscar-friendly.

STASERA
La Croisette si è riempita di zombie. Una massa di bontemponi di tutte le età con la faccia tumefatta, i vestiti stracciati, la pelle verde, cervelli (di plastica) che fuoriescono dal cranio aspettano con ansia il tappeto rosso. Ci saranno Bill Murray, Tilda Swinton e Selena Gomez, ma non Adam Driver, protagonisti del film “I morti non muoiono” di Jim Jarmush. Si parla di una commedia horror e forse si riderà con qualche budella di fuori, ma di fatto il film promette un sapore molto antitrumpiano. In una cittadina sperduta dell’Ohio i morti si svegliano affamati e vanno a procacciarsi il cibo. La morale è che al desiderio di sopravvivenza non si comanda ed è inutile costruire i muri o chiudere i porti: la fame è più forte.

L’attrice e cantante Selena Gomez. (Photo by VALERIE MACON / AFP)

UCCELLINI E MAIALINI
Ieri il lungomare è stato invaso da maialini verdi e uccellini rossi. Erano bimbi travestiti, divertiti, ma ignari di prestarsi a fare pubblicità al prossimo capitolo di “Angry Birds” di Thurop Van Orman. Il primo episodio aveva incassato ben 352 milioni di dollari. I bambini però si sono molto divertiti.

ARRIVANO SLY, MARADONA E ELTON JOHN
Sicura, per ora, è solo la presenza di Sylvester Stallone che terrà una masterclass proprio alla fine del festival. Sia la presenza di Maradona che quella di Elton John, protagonisti di due biopic a loro dedicati (Elton John lo ha pure prodotto) sono incerte. Ma suona tanto come: “mi si noterà di più se…”. Farsi desiderare è sempre la migliore delle tattiche.

GLI ALTRI BIG
C’è anche posto per i film autoriali, che magari zoppicheranno al botteghino ma porta un po’ più avanti il cinema. Ken Loach e i fratelli Dardenne, con il loro cinema che guarda al mondo reale, Bong Joon-ho. E poi una novellina che sembra avere ottime chance di fare bene: Mati Diop con “Atlantique” fa i conti con le sue origini senegalesi.

GLI ITALIANI
Promette di essere un film assai quotato per la Palma d’oro “Il traditore” di Marco Bellocchio sul pentito di Cosa Nostra Tommaso Buscetta, interpretato da Favino. In primis perché è alla fine del concorso, posizione assai favorevole a rimanere impresso alla giuria, capitanata da Alejandro González Iñárritu. E poi per la prospettiva intimistica delle migliori produzioni del regista piacentino.
Nella sezione “Un certain regard” ci sarà Lorenzo Mattotti con “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, tratta dal racconto di Dino Buzzati, “The staggering girl” di Luca Guadagnino alla “Quinzaine des realizateurs” e a Cannes Classic Mario Sesti su Bertolucci ed Enrico Cerasuolo su Anna Magnani.

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