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giovedì, Dicembre 1, 2022

“Con Aroldo il Municipale di Piacenza riesce ancora a farci sognare”

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo inviato da una nostra lettrice Patrizia Zamboni, residente nel Pavese, che spesso assiste alla stagione lirica del Teatro Municipale di Piacenza, apprezzandone la qualità della proposta.

La stagione lirica del teatro Municipale di Piacenza è iniziata con un opera non di repertorio e guardando la partitura, si capisce molto bene perché.

Ci vuole un cast d’eccellenza per poterla mettere in scena.

Voi direte, ma sempre ci vorrebbe un cast all’altezza … ma in questa opera di Verdi, rifacimento della sua opera giovanile Stiffelio, ancora di più.

Infatti tutti gli interpreti cantano al limite della loro estensione musicale, mettendo a dura prova la loro capacità tecnica vocale. Un esempio per tutti è il baritono, che canta quasi tutta l’opera in mi e fa…note altissime per lui.

I cantanti sono stati meravigliosi.

Il tenore Luciano Ganci nel ruolo del titolo ha fornito una interpretazione vocale degna di nota con emissione  sempre perfetta, che ha tratteggiato il ruolo dell’eroe con significativi accenti drammatici.

Altrettanto brava Roberta Mantenga nel ruolo della figlia Mina.

Personaggio difficile, molto intenso, reso benissimo per la bravura che distingue questa interprete.

Degni di nota anche il Briano di Adriano Gramigna e il Godvino interpretato da Riccardo Radon.

Ultimo ma  non ultimo il baritono Vladimir Stoyanov nel ruolo del padre Egberto.

Aroldo dovrebbe intitolarsi Egberto, perché il vero protagonista è questa figura di padre verdiano, unione tra Rigoletto e Miller,  tra Amonasdro e Simone.

Come ho già scritto sopra, lo spartito ha una tessitura altissima per la vocalità baritonale, ma il bulgaro amato dagli italiani per la sua linea di canto dolcissima e per il fraseggio perfetto, ci ha regalato una interpretazione da sogno.

Durissimo con la figlia all’ inizio dell’opera, deciso nel voler salvare l’onore sfidando a duello il seduttore, disperato quando si rende conto che non è più in grado di difendere l’onore del suo sangue in quanto vecchio guerriero, sconfitto in duello e salvato da morte certa solo per l’arrivo di Aroldo che ferma la mano di Godvino.

Pieno di pathos l’inizio del terzo atto quando decide di lavare l’onta col proprio sangue, malinconico e disperato mentre ripensa alla figlia, deciso e pieno d’ardore quando apprende di poter compiere la sospirata  vendetta.

E qui, a differenza di Rigoletto che demanda ad altri l’uccisione del seduttore della figlia, lo giustizia lui, diventando assassino e per questo costretto a fuggire dalla patria.

In Aroldo uno dei temi centrali è proprio questo: la difesa  dell’onore della famiglia!

Il finale dell’opera apre i cuori alla speranza perché trionfa l’amore.

Aroldo perdona, invitato da Egberto e Briano ed accoglie Mina.

Dio è il giudice supremo e se l’ uomo impara a perdonare se stesso e l’altro si può costruire un  mondo migliore e pieno d’amore. Onore e rispetto, due virtù molto care a Verdi che ne parla in tante delle sue opere. Aristotele le considerava i più grandi dei beni, che nascono dalla virtù dell’uomo.

Bravo come sempre il coro del teatro  Municipale di Piacenza, diretto dal maestro Corrado Casati, perfetta l’orchestra Cherubini, una certezza di musicalità sempre di alto livello, ben diretta dal maestro Manlio Benzi.

Sulla regia, si è visto di  molto peggio…soprattutto in questi ultimi anni. Qualche sbavatura, l’idea di trasportare la vicenda durante il periodo fascista regge abbastanza considerando che sono state cambiate anche alcune parole del libretto e si parla di Abissinia invece che di Palestina.

Qualcuno ha criticato molto questi cambiamenti, in quanto, secondo loro, il libretto fa parte dell’opera di Verdi e come non si tocca la musica, non vanno toccate nemmeno le parole.

Non entro nel merito, ciascuno può approvare o dissentire.

C’è stata questa trasposizione in quanto la prima rappresentazione dell’opera Aroldo è stata data a Rimini.

Nel 1943 Rimini fu bombardata e rasa al suolo, anche il teatro fu distrutto.

Si è voluto ricordare questo episodio e prima della sinfonia una attrice racconta del bombardamento e della distruzione del teatro, riaperto dopo 75 anni.

Interessante l’utilizzo del sipario storico salvato dalle macerie che apre e chiude l’opera.

Spettacolo da  non perdere, visto che ora è molto difficile amalgamare cast in cui tutti i protagonisti  siano altissimo di livello. Ma la Direzione del Teatro Municipale di Piacenza ci ha abituato a queste performance.

Basta scorrere il programma della stagione, con altri titoli poco rappresentati e leggere i nomi degli interpreti!

Grazie Piacenza, riesci ancora a farci sognare.

E se volete vedere Aroldo, si replica a Modena il 28 e il 30 gennaio: ve lo consiglio!

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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