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martedì, Luglio 27, 2021

Dalle isole ecologiche alle navi per l’Africa: sgominato traffico illecito di rifiuti

I carabinieri della Stazione Forestale di Fiorenzuola d’Arda hanno sgominato un’organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti verso l’Africa.

A partire dal febbraio 2019 i servizi di controllo dei Forestali si sono concentrati nelle isole ecologiche in diversi Comuni della Provincia, in particolare a Cadeo e Pontenure, per poi spostarsi anche a Fiorenzuola, in località Paullo Prassa, dove è stata individuata una cascina all’interno della quale era depositato un ingente quantitativo di rifiuti, per la maggior parte da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ossia elettrodomestici usati e fuori uso. I militari hanno così monitorato la zona, accertando la continua presenza di persone e mezzi di trasporto: durante l’arco della settimana raggiungevano la cascina a bordo di mezzi carichi di rifiuti provenienti prevalentemente da centri di stoccaggio comunali e li accumulavano all’interno. Nel corso dei servizi programmati e dell’attività d’indagine, durata quasi due anni, i carabinieri Forestali di Fiorenzuola d’Arda e del NIPAAF di Piacenza, pertanto, hanno eseguito ulteriori accertamenti sulla proprietà dell’area, sui veicoli presenti e sui soggetti presumibilmente coinvolti per verificare la possibile sussistenza di un’attività illecita.

Secondo quanto emerso, tali mezzi, stipati di rifiuti e veicoli fuori uso, raggiungevano il Porto di Genova per poi essere spediti via mare in Africa. I militari hanno seguito i carichi fino a Genova per procedere all’ispezione con la proficua collaborazione dell’Agenzia delle Dogane del Porto di Genova. Nel cassone degli autocarri e nei container ispezionati sono state rinvenute diverse tipologie di rifiuti: numerosi frigoriferi e congelatori, televisori a tubo catodico, forni elettrici, parti di personal computer e pneumatici, veicoli fuori uso e pezzi di essi. I soggetti coinvolti erano privi di qualsiasi documentazione che attestasse il regolare acquisto od acquisizione degli oggetti, avendoli recuperati in situazioni non specificate, nonché il funzionamento delle apparecchiature, affinché potessero eventualmente definirsi “elettrodomestici usati” e non rifiuti.

I militari hanno scoperto una vera e propria organizzazione criminale finalizzata al traffico illecito di rifiuti, anche pericolosi, verso l’Africa. Con il coordinamento delle indagini da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, hanno cosi posto sotto sequestro il fabbricato e i rifiuti e denunciato 10 persone (tra cui 2 italiani, 5 africani e 3 originari dell’Est Europa) per i reati di associazione a delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e falso ideologico in atto pubblico (dichiarazione doganale). La destinazione della merce imbarcata a Genova era il Togo (Africa): tale attività illecita, secondo le indagini dei carabinieri, aveva la finalità di conseguire un ingiusto profitto, con la partecipazione di diverse persone che attraverso l’allestimento di mezzi e operazioni continuative ed organizzate gestivano abusivamente un ingente quantitativo di rifiuti, anche pericolosi, pari a più di 40 tonnellate.

I militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Piacenza hanno sequestrato l’immobile destinato a deposito e oltre 800 metri cubi di rifiuti pericolosi e non pericolosi, accumulati all’interno e pronti per essere caricati nel container per essere spediti in Africa.
I Carabinieri Forestali hanno avviato e portato a termine numerose operazioni in tale ambito, sottolineando la preoccupante diffusione del fenomeno della gestione illecita e del traffico illecito di rifiuti sul territorio piacentino in collegamento con il continente africano.

I RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), ossia elettrodomestici usati e fuori uso – spiega l’Arma -, vengono definiti dalla Legge come “le apparecchiature elettriche o elettroniche che sono rifiuti ai sensi del Testo Unico Ambientale (inclusi tutti i componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto) al momento in cui il detentore si disfi, abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsene” e ricadono in tale definizione anche tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche usate, destinate all’esportazione verso Paesi extra-UE, se non accompagnate da documentazione specifica di certificata funzionalità. Si evidenzia come i RAEE contengano anche materiali nobili, soprattutto metalli (indio, palladio, oro, argento, alluminio, rame), considerati pregiati in virtù della loro diffusione, dell’utilizzo strategico nella composizione di prodotti tecnologici e, quindi, del loro valore di mercato. Quello che giustifica il mercato illegale ed i traffici di rifiuti, che hanno come destinazione finale i paesi del continente africano, è il profitto derivante dal recupero dei metalli preziosi che è molto alto a causa dell’altissima presenza in quei paesi di manodopera a costi irrisori, di basse spese di logistica, di elevate quotazioni dei materiali recuperati e dell’assenza di un sistema normativo specifico”.

“La prospettiva di profitti elevati giustifica, quindi, anche le spese sostenute per organizzare questi traffici (trasporto via terra fino a Genova e successivo imbarco verso l’Africa). Le procedure di recupero dei materiali nobili vengono poi eseguite senza alcuna cautela e protezione né per l’ambiente né per le migliaia di lavoratori, spesso minorenni, che ricorrono alla combustione delle parti plastiche e dei cavi elettrici per recuperare i metalli, alimentando le numerose “discariche elettroniche” dell’Africa. I RAEE contengono, altresì, gas altamente tossici ed altre sostanze fortemente dannose per la salute umana e per l’ambiente”.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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