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domenica, Gennaio 29, 2023

“E’ sostenibile la neve artificiale sul Penice?” L’intervento degli ambientalisti

“Che impronta ecologica viene proposta al turista che scia su neve artificiale?” E’ l’interrogativo posto dalle associazioni ambientaliste Comitato Terme e val Trebbia, Club Alpino Italiano Piacenza, Fridays for Future Piacenza, Italia Nostra sezione di Piacenza, Legambiente Piacenza e Lipu, che in un intervento propongono un turismo alternativo a quello proposto. Ecco la nota integrale.

Salendo da Bobbio al Passo Penice lungo la statale si vedono campi dove fili verdi sottili dicono che il grano è spuntato, ma se non pioverà a sufficienza le radici non ce la faranno. Ruscelli secchi, molte sorgenti sparite o ridotte. Un’ ordinanza comunale ha sospeso da maggio l’innaffio di orti e giardini, in attesa di piogge adeguate per ripristinare la falda. Le piogge, quelle adeguate, non si sono viste.

Da dove viene l’acqua per sparare la neve e sciare sul Penice? I giornali informano del potenziamento dell’impianto, un progetto partito dal 2010 che ora col contributo della regione avrà tre aste e un cannone ogni 40m. C’è un piccolo laghetto, insufficiente per alimentare 10 nuovi cannoni, i generatori di neve . “Stiamo provvedendo a riempire il bacino d’acqua, ma le fonti sono stressate”, afferma uno dei gestori nell’intervista. Per produrre 2mcubi di neve artificiale occorrono mille litri d’acqua. Lo spessore minimo di una pista su fondo erboso è di 30cm, aumenta fino a 50cm su quello sassoso. Per riempire il bacino , l’acqua da dove viene prelevata e in che quantità ? E’ acqua di recupero? viene prelevata dalle sorgenti stressate o dalla rete idrica, dato che i ruscelli sono spariti ? In scenari di siccità pompare acqua per la neve artificiale è un modello di produzione sostenibile? Da un lato ci sono i gestori e il progetto che han pensato, curato, costruito in anni , ci sono i maestri di sci, la ristorazione , l’indotto economico che garantisce lavoro e vita a diverse persone. Come tenerne conto. Dall’altro la siccità minaccia gli ecosistemi da cui dipende la sopravvivenza di tutti e impone risparmio e uso oculato dell’acqua, rispettando le priorità. L’Onu nel report “ Cambiamento climatico 2022: impatti, adattamenti e vulnerabilità” ha fissato le priorità nell’uso dell’acqua: in primis uso potabile e agricolo, poi l’uso industriale per la produzione idroelettrica. L’innevamento artificiale va considerato una priorità?

E’ economicamente conveniente di fronte a costi energetici stratosferici ? E’ sostenibile di fronte a un clima che da anni non garantisce più neve? Che impronta ecologica viene proposta al turista che scia su neve artificiale?
Già sulle Alpi, dove convergono il 44% degli sciatori di tutto il mondo, è in atto in comuni e località turistiche la riconversione a pratiche sportive ed escursionistiche consone al clima mutato . Un turismo di esplorazione della natura,del patrimonio locale di culture, usanze, destagionalizzato e a basso impatto. Il Penice, come le Alpi, continueranno la loro evoluzione di montagne, quelli da salvare siamo noi umani. A chi si occupa di turismo sul Penice serve accompagnamento verso alternative sostenibili , riferimenti e fondi da chi per compito istituzionale deve gestire la transizione. Sostenibilità e uso oculato dell’acqua sono pienamente previste nei documenti di indirizzo e pianificazione regionali. Al presidente della regione, all’assessora all’ Ambiente rispondere se c’è coerenza tra questi indirizzi e il finanziare, sul Penice o altrove, l’innevamento artificiale . Occorre più radicalità nella transizione ad un turismo alternativo a quello della neve, sempre più una rarità meteo e artificialmente sempre più improponibile.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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