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giovedì, Dicembre 1, 2022

Galleria Studio C, Rassegna nazionale d'arte “Forma e colore, cinque maestri di rilievo nazionale in mostra”

Alla galleria d’Arte Contemporanea STUDIO C di via Giovanni Campesio 39 si inaugura sabato 15 Gennaio, alle ore 18, la seconda edizione della Rassegna nazionale “Forma e Colore, cinque artisti di rilievo nazionale in mostra”.

Un titolo ampio, che ci consente di spaziare all’interno di varie espressioni e di vari momenti creativi. Tutta la Storia dell’Arte, infatti, non è altro che un viaggio straordinario e avvincente dentro i due elementi fondamentali che, da sempre, stanno alla base della pittura: la forma e il colore. Si tratta pertanto di una rassegna che spazia dal “Figurativo interpretato” all’espressione Informale mettendo però in evidenza, di ogni artista, i percorsi, le ricerche, le evoluzioni e i risultati conseguiti nel corso degli anni.
Una mostra, dunque, che si preannuncia particolarmente variegata e interessante perché propone ai visitatori, come ormai è tradizione della galleria, un itinerario storico-cronologico all’interno della Storia, dagli anni cinquanta fino ai nostri giorni, ricorrendo a nomi già noti e apprezzati dal pubblico piacentino per le loro precedenti apparizioni in svariate manifestazioni d’arte e ad alcune new entry di particolare interesse.
Questi i nomi degli artisti invitati e le città di provenienza: Venere Chillemi (TO), Pietro De Seta (CS), Elia Inderle (VI), Peter Nussbaum (AL), Antonietta Righi (NA).

Venere Chillemi (TO): Atteso ritorno di Venere Chillemi a Piacenza dove vanta un nutrito numero di estimatori che, ormai da diversi anni, si sono appassionati ai suoi studi e alla sua ricerca, al suo mondo espressivo e alle sue proiezioni all’interno dell’animo umano. Una ricerca, quella dell’artista piemontese, che non conosce sosta e che, pur nella coerenza e continuità, ha sempre presentato mutamenti ed evoluzioni di grande interesse. Prima Espressionista e poi Surrealista, Venere Chillemi è giunta oggi ad una maturità straordinaria che si manifesta attraverso una gestualità istintiva e spontanea di matrice informale supportata da una scala cromatica luminosa e potente. Pittura tutta dedicata allo spazio, alla magia delle galassie, alle profondità siderali. Da fondi scuri e raccolti si dipartono vere e proprie esplosioni di colore, improvvise aperture e squarci di profondità che aprono a mondi sconfinati, simbolo e metafora dell’ignoto e dell’inconscio. Ultimamente la nostra artista torna a stupirci con una nuova produzione e un nuovo percorso di ricerca che, nell’intensità cromatica e nei risultati estetici sembra rivolgersi non tanto e non solo allo spazio, all’esplorazione del cosmo e dei suoi infiniti spazi, ma ad altri luoghi e altre realtà, forse a verità purissime ed assolute ben lontane dall’umano pensiero e dalle umane potenzialità.

Pietro De Seta (CS): nato a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, vive e lavora a Milano. Artista di rilevanza nazionale, dopo aver frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Cetraro, si è laureato in pittura e scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Pittore e docente di “arte e immagine”, collabora con diverse partnership, organizzazioni pubbliche e private con progetti scenografici per la promozione del turismo attraverso l’arte. Varie sono inoltre le sue collaborazioni in produzioni teatrali, cinematografiche e performances artistiche musicali in tutta Italia e all’estero. Particolarmente intenso anche il suo percorso critico-espositivo che vanta mostre nelle principali città italiane e in molte capitali straniere tra cui San Paolo del Brasile, Mosca, Zurigo ecc. E’ inoltre studioso e ricercatore di “Mattia Preti” noto artista del Barocco. In questa mostra piacentina l’artista presenta quattro opere di grande intensità e dedicate alla sua amata Calabria, alla sua luce e alle sue calde atmosfere. Sono dipinti che rivelano tutta quanta la sua preparazione e creatività, la sua cultura e sensibilità capace di unire insieme passato e presente, tradizione e modernità. Nelle sue opere, quasi sempre giocate su tinte sapienti e raffinate, morbide e delicate, troviamo la forza e l’immediatezza dell’Impressionismo, ma anche la leggerezza della contemporaneità, il tocco lieve e sommesso della poesia. Pittura che cattura l’osservatore per la sua forza espressiva, per il carattere sicuro e deciso dell’impaginazione scenografica, ma anche per quella particolare evenescenza che è caratteristica dei nostri giorni complessi e che, nelle opere di questo bravissimo artista, trasmettono un senso di stupefatta fragilità e di autentica magia. C’è insomma, in Pietro De Seta, un senso innato del colore e un timbro cromatico che, pur attingendo dalla nostra grande e storica tradizione, riesce tuttavia a farsi moderno e contemporaneo per le felici intuizioni tecniche adottate, per la personale interpretazione e l’uso libero e spontaneo della materia pittorica.

Elia Inderle (VI): nato a Schio, in provincia di Vicenza e residente a Santorso, sempre nella stessa provincia, Elia Inderle è un artista-filosofo contemporaneo di grande interesse che basa la sua ricerca pittorica su “lineee di pensiero” fortemente attuali. Pittura che procede di pari passo con i suoi studi filosofici offrendo agli osservatori profonde riflessioni sulla vita e l’esistenza, sull’Essere e il non Essere, sull’Essere e il nulla. In questa sua ulteriore esposizione nella nostra città, Elia Inderle presenta quattro dipinti di grande intensità e bellezza. Sono opere tutte rivolte all’interiorità, all’ascolto delle voci misteriose e segrete dell’animo umano. Qui la stesura è corposa e materica ma il risultato finale risulta delicato e leggero, sensuale e poetico: c’è, in questo nostro artista, un senso innato del colore e un timbro cromatico che, pur attingendo dalla grande e storica tradizione dell’Astratto e dell’Informale (Afro Basaldella, Gerhard Richter ecc), riesce tuttavia a farsi moderno e contemporaneo per le felici intuizioni tecniche, per la personalissima interpretazione e l’uso libero e spontaneo della materia pittorica. Ama il colore, Elia, lo ama perchè mai statico ed inerte, ma dinamico e attivo, in continuo divenire e trasformazione, come lo scorrere lento e inesorabile del tempo, gli avvenimenti della vita, i fatti imprevisti e imprevedibili che cambiano l’esistenza. Leggero e raffinato anche il suo segno che traccia percorsi, traiettorie e variazioni strutturali dell’immagine e dinamizza lo spazio seguendo opposte e contrastanti tensioni.

Peter Nussbaum (AL): Affermato artista austriaco ormai domiciliato nel vicino Monferrato, Peter Nussbaum è un nome importante del panorama artistico internazionale e vanta dunque un variegato e interessante curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia, nelle principali capitali d’Europa e poi in Cina, Stati Uniti d’America, Argentina ecc.
Articolato e complesso anche il suo percorso artistico che, nel corso degli anni, si è sviluppato in una lunga e approfondita attività di ricerca all’interno di molteplici e diversificati mezzi espressivi che spaziano dalla grafica alla pittura e dall’assemblage alla scultura per giungere fino all’arte e all’architettura sacra concentrandosi sempre, con competenza e abilità tecnica, sulla natura mutevole della percezione e sui meccanismi della visione.
Osservando le sue opere si resta colpiti, innanzitutto, dal suo segno vivo e palpitante, dinamico e personale, e poi dal suo interesse per le forme, i numeri e la geometria, intesi come regola ed emozione, rigore e fantasia. Ancora, nell’espressione di questo artista, è sempre possibile cogliere la rappresentazione e la ricerca di una perfetta armonia spaziale, intesa come ordine, equilibrio, insieme di forze sapientemente e misteriosamente pensate, mosse e dirette. In questo straodinario processo di invenzione e creatività Peter Nussbaum sogna una dimensione purificata dal rumore dell’attualità, liberata dalla complicata frenesia dei nostri giorni e immagina una dimensione spazio-temporale illimitata e sconfinata dove è bello perdersi e navigare.

Antonietta Righi (NA): nata a Procida, incantevole e piccola isola del golfo di Napoli dove anche oggi vive e lavora, Antonietta Righi è un’artista dal lungo e articolato curriculum critico-espositivo fatto di mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di molte città italiane. Da sottolineare, inoltre, la sua partecipazione alla quarta edizione della Triennale di Roma presso la sede di Palazzo Velli. Poliedrica e comunicativa, interessata a varie e diversificate espressioni creative, ormai da diversi anni è seriamente impegnata a dare corpo e voce a colori e materia che, nelle sue mani, acquistano valori e significati intensi, diventano simbolo e metafora dei nostri giorni, si fanno linguaggio estetico nuovo e contemporaneo. Arte intensa e sentita, quella dell’artista campana, quasi un prolungamento della sua stessa vita, un bisogno autentico di esternare emozioni, sentimenti e stati d’animo per un’espressione tutta d’istinto, libera e creativa, al di fuori degli schemi accademici, quasi un atto liberatorio, un’esigenza intima di trasmettere messaggi e farsi veicolo di comunicazione. E forse è proprio per questi motivi che la sua formazione non è passata attraverso gli studi tradizionali ma si è sviluppata invece in modo del tutto autonomo e personale, seguendo lo studio attento e approfondito della Storia dell’Arte, visitando musei e gallerie, osservando con grande interesse e partecipazione la bellezza della natura che la circonda. Una formazione, dunque, quella di Antonietta Righi, condotta in solitudine e appunto per questo più autentica e vera, più libera e sentita. Così ogni suo dipinto sembra essere un sentito omaggio alla sua amata isola, alla sua gente e al suo mare. Ma ultimamente la nostra artista sembra aver subito il fascino delle Avaguardie Storiche, dell’Espressionismo Astratto e dell’Informale, soprattutto, fino a giungere all’attuale espressione tutta giocata su colori chiari e immacolati, delicati e purissimi. Due di queste opere figurano anche in questa mostra piacentina e sono mappe fantastiche dettate dal cuore, paesaggi dell’anima, voli dello spirito verso una libertà sognata.

La Rassegna, che sarà introdotta dal gallerista e critico d’arte Luciano Carini, chiuderà il 27 gennaio.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Eventi

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