Il Fuorisalone 2019 visto per voi

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Eventi, installazioni, prodotti della Milano Design Week 2019. Una selezione commentata di progetti visti di persona

Spopolano le installazioni immersive. Quelle con luci, colori e raggi che ti inseguono, caschetti per la realtà virtuale. Forse per questo quello che rimane in mente e nel cuore, dopo un’abbuffata di high tech, sono le situazioni in cui è protagonista la persona. In particolare, è bellissimo che per celebrare i 50 anni di un marchio che fa arredi da ufficio (Unifor) non si siano messi i mobili sui piedistalli ma si realizzata una performance.

The Last Supper (di Ron Gilad e Loredana Putignani, prodotta da Francesca Molteni) mette in scena dei giovani attori dell’accademia di Brera che si muovono, in un ambiente-ufficio, lungo il tavolo di Norman Foster per Unifor (sullo sfondo, un mobile di Jean Nouvel sempre per Unifor). L’atmosfera è surreale ma allo stesso tempo realistica. Bellissimo anche l’enorme libro digitale nel cortile e da non perdere la presentazione dell’intelligente unità Touch Down di StudioKlass, che merita un racconto a parte.

The Circular Garden, in: INTERNI Human Spaces, Orto Botanico di Brera

Un’installazione ad alto impatto estetico realizzata utilizzando il micelio, cioè la parte vegetativa del fungo. E conforta pensare che gli enormi archi progettati da Carlo Ratti (in collaborazione con Eni) verranno smantellati e resitituiti alla terra. Uno dei pensieri più ricorrenti, durante il Fuorisalone, è infatti proprio quello di chiedersi come e dove finiranno i materiali utilizzati per le realizzazioni temporanee.

Campana Crochet di Melissa, via Palermo 1, Brera

Un’enorme uncinetto XXL ricoperto di fili di plastica intrecciati sempre a crochet. L’opera dei Fratelli Campana per Melissa sembra andare nella direzione opposta rispetto a quella di Ratti. Ma se non è certamente bio-degradabile, anche quest’opera (ad altissio impatto estetico) è sostenibile, e sotto diversi aspetti. Da un lato la plastica che utilizza è quella degli scarti di produzione del celebre marchio di scarpe brasiliano ed è a sua volta riciclabile. Dall’altro per metterla in atto i Fratelli Campana hanno collaborato con una ONG brasiliana – Projeto Arrastão – che permette ai giovani senza lavoro né educazione di imparare un mestiere. Diversi collettivi legati alla ONG sono stati coinvolti nel lavoro. E una parte degli introiti provenienti dalle vendite della nuova collezione di borse e scarpe dei Campana per Melissa (che festeggiano i 15 anni di collaborazione) verrà devoluta all’Istituto Campana, che forma i ragazzi attraverso il design.

Palazzo Litta, The Litta Variations Opus 5

Uno dei luoghi da non perdere del Fuorisalone, Palazzo Litta offre ogni anno una grande installazione (al centro del cortile, per la Design Week 2019 c’è quella di Pezo von Ellrichshausen che si chiama Echo, una torre coperta da una superficie specchiata) e una serie di progetti molto diversi che si snoda nelle bellissime stanze del palazzo. Divertente quella degli studenti dell’Ecole de Camondo (nella foto) che hanno messo in scena un teatro, con pochi mezzi ma delizioso effetto scenico. Da non perdere anche: i concept degli studenti della Scuola Politecnica di Design di Milano (la bici extra light estraibile è top!), i giapponesi che spiegano come si costruisce il broccato, i tappeti coloratissimi di Matteo Cibic.

Il Pesce e Gli Astanti, di Carlo Massoud, Oratorio della Passione, 5Vie

Una piccola ma deliziosa personale (a cura di Maria Cristina Didero) di Carlo Massoud, designer libanese che realizza oggetti apparentemente innocui ma che in realtà scagliano messaggi forti contro tematiche di scottante attualità (come l’uso del velo per le donne, il capitalismo globalizzato che divora le culture locali, la gentrificazione). Tanti di questi oggetti si trovano collocati sulle panche dell’Oratorio della Passione, in piazza Sant’Ambrogio. Come astanti, guardano verso l’enorme “pesce” – un’opera di una maestosità manuale sorprendente – realizzato in scaglie di ceramica e onice da Massoud con la sorella ceramista Mary-Lynn. Si tratta di un vero e proprio altare, davanti al quale le opere più piccole si prostrano, come in una messa che mette in discussione il ruolo della religione di fronte alle grandi problematiche della contemporaneità.

 

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