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mercoledì, Febbraio 8, 2023

Il “Teatro nel teatro” dell’Adriana Lecouvrer convince il Municipale

Curioso destino ha avuto l’Adriana Lecouvreur musicata dal calabrese, con formazione artistica napoletana, Francesco Cilea con libretto di Arturo Colautti. L’opera, andata in scena per la prima volta il 6 novembre 1902 alla Scala di Milano, riscosse subito un notevole successo, ma dopo un paio d’anni passò in soffitta per venire ripresa solo nel 1930 (Al San Carlo di Napoli) per ottenere continue ma non frequenti rappresentazioni in tutte i teatri del mondo. Il motivo di questi lunghi periodi di astinenza (anche al Municipale dopo il ’66 ritornò nel 2002) lo troviamo nella necessità di trovare interpreti di assoluto valore come esige la partitura dell’opera sia vocalmente che nell’interpretazione scenica.

Adriana Lecouvreur è un’opera particolare dove si rappresenta il teatro nel teatro: ovvero si racconta a teatro una storia vissuta nel teatro (sembra tratta da Scribe da un fatto di cronaca vera verificatesi a Parigi nella metà dell’800). Un fac simile, per intenderci, de I Pagliacci di Leoncavallo.

La composizione di Cilea risente di diversi stili; dalle tradizionali musiche napoletane agli ultimi echi romantici di Bellini e di Puccini fino ad arrivare al verismo di Mascagni e di Leoncacavallo. Ma il fascino più sottile sono gli originali valori musicali che l’opera contiene e che la differenziano, proprio nello stile, dalle altre opere veristiche. Le più memorabili melodie sono essenzialmente costruite su schemi formali classici e semplici secondo un gusto decorativo derivante dalla vasta esperienza accademica e della conoscenza della musica tradizionale napoletana e le sue romanze sembrano autentici arabeschi.

Quando venne rappresentata la prima volta alla Scala a sostenere la parte di Maurizio fu l’allora esordiente Enrico Caruso mentre lo stesso autore considerava la grande soprano Magda Olivero (che ebbe di ascoltare dal vivo) l’ideale interprete di Adriana. Per queste considerazionei riteniamo vinta la scommessa della Fondazione Teatri di Piacenza in quanto l’Adriana Lecouvreur di ieri sera (purtroppo in un teatro che presentava parecchi posti vuoti) ha riscosso un successo addirittura strepitoso; a detta di tutti è stata la miglior opera della stagione per il complesso dello spettacolo e, soprattutto per la bravura dei cantanti. Straripanti applausi per tutti sia al termine della prima parte che alla fine.

Consensi a nostro avviso meritati perchè la soprano Maria Teresa Leva, tra l’altro concittadina di Francesco Cilea essendo nativa di Reggio Calabria, è stata un’Adriana superba per l’esecuzione musicale ed artistica con una voce sicura e sempre molto ben modulata pur non affrondando troppo nella potenza ma usando sfumature cromatiche molto fini che unite ad una dolcezza naturale la fanno una delle cantante più apprezzate del momento. Forse le gioverebbe una presenza scenica più autoritaria come vorrebbe il ruolo di prima donna di teatro Adriana Lecouvreur, ma è ancora molto giovane (35 anni) e certe sottigliezze si acquistano col tempo.

L’interprete maschile Luciano Ganci è senz’altro una delle voci emergenti non solo in campo nazionale. Questo ancor giovane (40 anni) tenore romano, che a 9 anni, iniziò a cantare nella cappella Musicale Pontificia Sistina, ha un talento naturale che ha saputo coltivare musicalmente ed oggi è in grado di sostenere più ruoli nell’ambito tenorile grazie, anche, ad una sonorità nell’acuto sicuramente tra le più belle oggi in circolazione. La sua voce è bella, squillante, solida e puntuale senza accusare flessioni ed incertezzd ascoltarlo è una vera delizia.
Se la coppia Leva-Ganci sono stati i mattatori di giornata non da meno hanno brillato la mezzosoprano Teresa Romano, una principessa di Bouillon quanto mai convincente e capace di superare con grazie e sicurezza le difficoltà dello spartito accompagnando il canto nei mutati stati d’animo. Il baritono Claudio Sgura è stato pari alla sua fama sostenendo la parte di Michonnet con esperienza, mestiere e con apprezzabili sottigliezze sceniche e musicali.

Adeguati e e ben educate le voci dell’abate di Chazeuil Saverio Pugliese e del principe di Bouillon Adriano Gramigni. Hanno ben figurato i comprimari Shay Bloc, Maria Bagalà, Stefano Consolkini, Stephonas Zonys e Manfredo Meneghetti.
Applaudite pure il progetto coreografico di Danilo Rubeca, le scene di Emanuele Sinisi ed i costumi di Artemio Cabassi. Per quanto riguarda la regia anche Italo Nunziata non ha resistito alla tentazione di postdatare gli avvenimenti dell’opera restando nei limiti dell’accettabile con alcune soluzioni convincenti.

Ancora una volta molto bravo il coro (questa volta del teatro lirico di Modena) diretto dal maestro Stefano Colò mentre l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini diretta da Aldo Sisillo si è confermata degna della sua fama con una coliritura musicale molto apprezzata. Domenica Pomeriggio ore 15,30 la replica.
Luigi Carini

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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