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domenica, Febbraio 5, 2023

“Inondati di denunce anonime, il fenomeno era eclatante per le comunità coinvolte”

Nel corso della conferenza stampa alla caserma dei carabinieri di Piacenza, i magistrati titolari delle indagini sul presunto “sistema” degli appalti in alta Val Trebbia e a Piacenza hanno raccontato alcune “prassi” in cui si sono imbattuti. L’inchiesta ha portato all’arresto di undici persone, tra le quali i sindaci di Bobbio, Roberto Pasquali (ai domiciliari), di Corte Brugnatella Mauro Guarnieri e Massimo Castelli, primo cittadino di Cerignale. Quest’ultimo è stato indicato come possibile candidato alle prossime elezioni comunali di Piacenza.

“C’era una ricerca da parte degli amministratori nel mettere a disposizione dell’imprenditore privato – ha affermato il sostituto procuratore Emilio Pisante – tutte le risorse finanziarie possibili e quindi non si partiva dagli effettivi costi e dalle esigenze, ma il principio era quello di mettere a disposizione tutte le fonti finanziarie per poi recuperare risorse attraverso i ribassi; ciò che apparentemente l’amministrazione risparmiava poi veniva riversato sul privato”. “E talvolta – ha aggiunto la procuratrice Grazia Pradella – i risparmi venivano ottenuti utilizzando materiali di scarso valore, diverso da quello prescritto per l’opera pubblica in questione”. Proprio in riferimento alle opere pubbliche che non sarebbero state eseguite a regola d’arte, è stato sottolineato come non esista un rischio immediato; saranno però “necessari accertamenti e controlli per verificare che siano pienamente idonee all’uso”.

L’altro sostituto Matteo Centini ha fornito un altro dettaglio significativo: “Eravamo inondati di anonimi, alcuni dei quali molto precisi; uno degli ultimi aveva tutti i diagrammi, dall’imprenditore principale con le “freccette” ai sindaci. La comunità, in particolare quella degli imprenditori, ma anche dei cittadini di queste zone, ormai viveva questo fenomeno come eclatante e inspiegabile se non in termini illeciti, da qui l’invio dell’anonimo che poi veniva riscontrato dalle nostre intercettazioni. Nel Comune di Bobbio abbiamo visto cittadini che facevano esposti, costituivano comitati e la risposta della pubblica amministrazione locale era di rigetto delle loro istanze. Noi sapevamo le ragioni che stavano dietro e questo era molto significativo”.

Pradella ha evidenziato come l’inchiesta fosse molto “corposa”: “L’annotazione dei carabinieri era di circa 900 pagine, quindi ci sono voluti tempi tecnici per studiare la materia e per questo il Giudice per indagini preliminari (Luca Milani, ndr) è stato rapidissimo nello scrivere una misura molto approfondita che ha analizzato tutti i temi di prova”.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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