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martedì, Maggio 24, 2022

La società più avanti della politica: dallo sport la spinta per lo Ius soli

DALLE OLIMPIADI UNA RIPRESA DELLO IUS SOLI

Il successo degli atleti italiani alle olimpiadi di Tokyo ha mostrato l’importante contributo offerto alle varie discipline sportive da parte di uomini e donne magari anche nati in Italia, che però sono figli di immigrati, alcuni dei quali non hanno ancora la cittadinanza. 46 azzurri sono nati all’estero e tutti hanno gareggiato sotto la bandiera del nostro Paese ed hanno sentito riecheggiare lo stesso inno nazionale.

I media e diversi autorevoli personaggi hanno sottolineato il messaggio di integrazione che viene da questi atleti. Nello sport l’integrazione si realizza in modo naturale, perché quello che conta sono le qualità dell’atleta e non il colore della sua pelle e dallo sport arriva un messaggio di unità che supera certe barriere, che purtroppo sono ancora molto diffuse nella cultura e nella società italiana. E’ giunto il momento di superarle e di accorgersi che anche una persona con la pelle più scura, soprattutto se nata nel nostro territorio, è un italiano. E non dovremmo ricordarcelo solo quando si tratta di atleti che ci fanno vincere delle medaglie, o i campionati europei di calcio.
Il messaggio è indirizzato alla politica, che dovrebbe andare a lezione dallo sport, invece spesso rimane abbarbicata su posizioni di pura retorica tesa solo a speculare sui consensi. E’ la prima volta che il presidente del Coni parla di squadra multietnica e di integrazione, riproponendo lo jus soli dello sport. La mancanza della cittadinanza penalizza infatti i giovani atleti e questo ricade negativamente sulle selezioni per le diverse competizioni e la burocrazia fa sì che in alcuni casi vadano a gareggiare in altri Paesi.

Oltre al riconoscimento per meriti straordinari conferito dal governo ad alcuni atleti c’è da dire che lo ius soli sportivo è stato introdotto dal governo Gentiloni nel 2017 e permette di tesserare nelle federazioni i figli degli immigrati nati in Italia e oltre a 500 mila ragazzi che frequentano la scuola italiana possono praticare qualsiasi tipo di sport senza alcuna limitazione, ma attenzione ad evitare una nuova discriminazione, quella dello ius soli solo per gli atleti nazionali.
L’autorevole piazza delle olimpiadi ha evidenziato non solo che gli stranieri si sono rivelati indispensabili al successo della squadra italiana, ma anche la necessità di approvare lo ius culturae in modo che scuola e sport possano costituire un percorso significativo di formazione per i diritti delle persone e di integrazione sociale.
Lo scarto generazionale inoltre è molto evidente, nello sport ma in generale nelle relazioni sociali. I giovani, atleti e non, sono sicuramente più accoglienti, ma la politica forza la mano con campagne di comunicazione contro l’immigrazione che hanno creato negli ultimi anni sentimenti di accerchiamento o addirittura di invasione degli stranieri. Diverse ricerche, anche sul nostro territorio, rivelano la consapevolezza dei giovani circa i motivi dell’immigrazione, ritengono che gli stranieri arricchiscano la vita culturale italiana ed hanno un impatto positivo sull’economia. Essi infatti, contrariamente alla fragilità della popolazione adulta, non credono che vi sia un peggioramento, per lo più legato alla criminalità. La convivenza ormai consolidata dei nostri giovani con coetanei stranieri rende del tutto normale studiare, lavorare, fare sport insieme. Sono più preoccupati dell’emigrazione verso altri Paesi, perché la perdita di cervelli è una seria minaccia alla qualità della vita sul territorio.
La realtà è dunque più avanti della politica e il fenomeno olimpiadi, anche per i meriti conquistati dall’Italia sul campo, potrebbe incoraggiare il governo Draghi a risolvere finalmente il problema della cittadinanza per i giovani, che non solo nello sport possono costituire una risorsa per lo sviluppo del nostro Paese. Si tratta di riprendere progetti di legge già a lungo elaborati, pronti per l’approvazione: è forse il momento buono anche per trovare il necessario consenso politico.

Gian Carlo Sacchi

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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