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lunedì, Novembre 29, 2021

Lo spadaccino ritorna al castello. Ad Agazzano una giornata col “Buso” e la ristampa del libro

A 500 anni di distanza dalla sua morte Pier Maria Scotti è tornato al “suo” castello. Il leggendario “Buso”, nobile spadaccino “homo in far male molto accorto”, non ha voluto mancare alla giornata di celebrazione organizzata nello splendido maniero di Agazzano.

La sua fama di spietato tiratore di spada senza rivali (da qui l’appellativo di “Buso” per aver bucato tanti sfidanti) ha attraversato i secoli ed è giunta fino a noi grazie al libro del giornalista piacentino Ermanno Mariani, che Edizione Officine Gutenberg ha appena ristampato e che è stato presentato lunedì sera nella magnifica cornice del castello.

Grazie alla disponibilità di Francesco Gonzaga, per rievocare la figura di Pier Maria Scotti è stata organizzata una giornata tra storia, incontri e dimostrazioni di scherma. Le sembianze dell’immortale spadaccino sono state prese per l’occasione da un altro virtuoso della spada, l’ex campione di scherma Alessandro Bossalini. Non un fantasma che si aggiri tra le stanze e i saloni del castello, come vuole la leggenda, ma uno schermidore in carne ed ossa che ha dato prova ai numerosi presenti del tirar di spada.

Alla presentazione del libro, accanto all’autore Ermanno Mariani un ospite d’eccezione: l’avvocato Corrado Sforza Fogliani che ha offerto un’ampia introduzione di carattere storico, raccontando la figura di Pier Maria Scotti nel contesto delle vicende a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento. Un periodo storico costellato di guerre e conflitti “locali” nel quale si inserisce a pieno una figura come quella del “Buso”, la sua inclinazione a battersi in duello e le sue ossessioni per le conquiste.

Chi è “Il Buso”
Era un nobile piacentino: conte di Vigoleno e di Carpaneto, scomunicato e messo al bando dalla città di Piacenza per le sue malefatte. I cronisti suoi contemporanei che lo conobbero lo definirono: “homo in far male molto accorto”. Visse a cavallo fra il Quattrocento e il Cinquecento. Prese parte da protagonista alle Guerre d’Italia il periodo più cupo dell’intera storia della nostra penisola, al termine delle quali l’Italia, per oltre tre secoli precipitò sotto le dominazioni straniere di francesi, spagnoli e infine austriaci. Sogno del conte Buso era quello di emulare le gesta del suo avo Alberto Scoto il Grande, signore di Piacenza e Milano, colui a cui dobbiamo il palazzo Gotico. Il Buso, cosiddetto per l’abilità di spadaccino e perché aveva “bucato” tanti avversari, aveva come ossessione quella di diventare signore di Piacenza esattamente come il suo avo. Inserendosi nelle guerre d’Italia tenta di impossessarsi della nostra città per ben quattro volte. Solo in un’occasione vi riesce e si fa incoronare Duca, ma fu un regno di pochissime ore, i soldati francesi e pontifici accorsero subito per presentargli il conto delle sue imprese spodestandolo.

“Il Buso” arriva oggi ad una nuova ristampa con Edizioni Officine Gutenberg, si può anche acquistare online qui

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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