Nuovo chef e “carta dei vini comunale” (sullo stile Borgogna) per la ripartenza di Castello di Volpaia

Essere indicati al terzo posto della classifica dei migliori vini del mondo di Wine Spectator per molti forse basterebbe per ritenersi soddisfatti dalla stagione. Ma non è così a Castello di Volpaia, di Radda in Chianti, il cui Chianti Classico riserva 2015 è stato appunto indicato al terzo posto nella classifica 2018 dei migliori 100 vini di Wine Spectator, secondo tra gli italiani solo al Sassicaia 2015.

Ma Castello di Volpaia non è solo un azienda vitivinicola simbolo del Chianti Classico ma è anche un borgo enoturistico che risale al 1.100 e che dalla metà degli anni ’60 è gestito dalla famiglia Mascheroni Stianti. “Il primo a scommettere su questa azienda fu mio nonno che nel 1965 effettuò il primo investimento – spiega Niccolò Mascheroni Stianti che gestisce l’azienda insieme alla madre Giovannella e alla sorella Federica – ma la mia famiglia ne ha rilevata una fetta sempre più importante in varie tranche. D’altro canto storicamente Castello di Volpaia non è mai stato di un’unica proprietà. Nei secoli la famiglia più presente erano appunto i della Volpaia al cui esponente, Lorenzo, si deve l’orologio astronomico di Palazzo Vecchio”. Ma al di là della produzione vitivinicola (a seconda delle annate tra le 180 e le 250mila bottiglie prodotte tra i 4 diversi Chianti Classico, il vin santo e il Supertuscan Balifico, per un giro d’affari complessivo e compresa la ricettività e la ristorazione che sfiora i 3,5 milioni di euro) i Mascheroni Stianti negli anni hanno promosso la diversificazione delle attività. “Al punto – aggiunge Nicolò Mascheroni – che il vino ormai copre poco più del 50% del giro d’affari dell’azienda”.

Esterno Osteria

E le novità non mancheranno neanche nell’anno dell’importante investitura di Wine Spectator. “A breve – aggiunge Mascheroni – e precisamente il 12 aprile riaprirà l’Osteria di Volpaia (ristorante con 35 coperti al chiuso ai quali se ne aggiungono altrettanti negli spazi all’aperto) e qualche giorno dopo, il 15 il Forno di Volpaia. Il ristorante riaprirà con alcune importanti novità. Nuovo lo chef, Marco Lagrimino che, dopo molteplici esperienze a Londra, (è stato al Nobu di Berkeley Street, allo Schetch, al Dinner by Heston al Mandarin Hotel) è tornato in Italia. Ma le novità non saranno solo in cucina, dove Lagrimino sarà affiancato dalla compagna, Nadia Möller, ma anche nell’offerta complessiva”.

L’ispirazione dalla Borgogna
A Castello di Volpaia hanno infatti immaginato una iniziativa “sullo stile della Borgogna – spiega Mascheroni – e che non credo abbia precursori in Italia. Avremo una sorta di “carta dei vini comunale” e cioè saranno presenti nel nostro ristorante tutte le 135 etichette prodotte dalle 22 cantine di Radda in Chianti. Quindi non solo le nostre bottiglie ma anche quelle di altre aziende simbolo della nostra area come Brancaia, Montevertine, Castello di Albola, Monteraponi solo per citarne alcune, tutte espressioni del nostro territorio”.

La struttura ricettiva nel borgo
E poi naturalmente c’è l’ospitalità. “All’inizio c’era solo la cantina e gli alloggi per chi lavorava in azienda – aggiunge ancora Nicolò Mascheroni -. Negli anni mio nonno prima e mio padre dopo hanno investito tanto per ridurre, come si direbbe oggi, l’impatto ambientale. Insomma ancora non sapevano che si chiamasse così quando hanno provveduto a interrare tutti i cavi elettrici del borgo e a far entrare i serbatori per il vino dai tetti delle case. Accorgimenti che oggi rendono per i visitatori insospettabile che in molte di quelle case in realtà ci sia un’azienda vitivinicola”.

E cambiamenti ci sono stati anche nelle strutture ricettive per un’azienda che conta in media 60mila visitatori l’anno. “Oggi abbiamo complessivamente circa 60 posti letto anche se stiamo progressivamente aumentando la disponibilità di camere matrimoniali e riducendo l’offerta di appartamenti interi. Questo perché , pur rimanendo lo zoccolo duro dei turisti stranieri e in particolare statunitensi che prediligono la disponibilità di una casa per un’intera settimana, sta crescendo la richiesta di stanze per due giorni”.

Veduta del borgo

A Mascheroni non è sfuggita la recente approvazione di un decreto sull’enoturismo. “Introduce importanti novità e fa chiarezza – spiega – ma è incentrato soprattutto su chi deve iniziare un’attività enoturistica non anche su chi è già attivo da anni. Il decreto, ad esempio, non dice nulla sulle iniziative che mettono insieme produzione vitivinicola, ristorazione e ricettività. Spesso siamo costretti a gestire i tre ambiti con tre organizzazioni societarie differenti e per aziende come la nostra, avrei auspicato qualche semplificazione burocratica in più”.

© Riproduzione riservata

Argomenti:
- Advertisement -