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giovedì, Maggio 26, 2022

[Parlami di tER] Casalecchio dei Conti: 19 aprile 1945, verso la primavera di Liberazione 

Percorrendo la Via Emilia, in direzione mare, svoltando per Ozzano dell’Emilia, si salgono le dolci  colline nel Comune di  Castel San Pietro Terme.

Varignana affascina per la sua bellezza e per i percorsi tematici.

Lasciandosi prendere  dall’incanto dei terreni coltivati a ulivi e vigna, ad un tratto, Via Malvezza impone di scalare la marcia e dopo una curva improvvisa appare  la Chiesa di San Michele Arcangelo di Casalecchio dei Conti  [XVIII sec.].

Nel territorio castellano, si hanno notizie di Casalecchio dei Conti  dai documenti della città di Bologna dal 1036. 

Nel 1074 e nel 1114 Casalecchio dei Conti si trovava certamente sotto la giurisdizione della chiesa bolognese, come attestato dal fatto che, il Comune di Bologna, il 30 novembre del 1223 divise i comuni e le terre del contado secondo i vari quartieri cittadini e Casalecchio dei Conti si trovò dipendente dal Quartiere di Porta Ravegnana. 

Casalecchio dei Conti fu una delle più antiche contee bolognesi, governata da una famiglia di Conti, i più illustri  Alberto (1204) e Raniero (1238). 

Al principio del secolo XII, si assistette alla concentrazione dei possessi e radicamento territoriale, ponendo il  fulcro nei castelli. Così, avvenne  nella parte orientale della montagna bolognese, nelle valli dell’Idice e del Sillaro, dove, intorno al castello di Casalecchio dei Conti, e ad altre fortificazioni in direzione del Mugello toscano, i discendenti dei gruppi parentali organizzarono le loro proprietà.  

Il castello che rappresentava  un sicuro caposaldo, sorgeva dove ora si trova la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, eretta negli anni 1793-1796. 

Di recente, il complesso,  composto di  due corpi è stato ristrutturato: il fabbricato costituente l’antico borgo è stato completamente ricostruito nel dopoguerra, ad esclusione della torre della porta d’ingresso  Il secondo corpo è  posto ad est, rispetto al fabbricato originario. Il complesso è delimitato da un muraglione in pietra naturale con merlature guelfe.

Per accedere vi sono  due ingressi, uno più a monte ed un altro più a valle, percorribile fino  al promontorio dove è ubicato il borgo.

Casalecchio dei Conti, è una pagina della nostra storia ed  appartiene al “Percorso della Memoria”, che coinvolge i luoghi della Linea Gotica e degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza.  

Il 17-18 e 19 Aprile 1945 questi territori collinari vissero le  feroci battaglie della Gaiana e di Casalecchio dei Conti

All’alba del 19 aprile del 1945, dopo la liberazione di Medicina, sulle colline di Castel San Pietro Terme, gli abitati di Grizzano e Casalecchio dei Conti furono presidiati da circa 1.200 paracadutisti tedeschi della 1a Divisione, i “Diavoli Verdi”, di Montecassino, decisi a non arrendersi.
I soldati italiani, dei Reggimenti 87° e 88° del Gruppo di Combattimento Friuli e del 183° Reggimento Paracadutisti Nembo, del Gruppo di Combattimento Folgore, si batterono  valorosamente  e spianarono la strada per la liberazione di Bologna.

Dopo una dura battaglia, gli italiani riescono a piegare gli indomabili avversari. Qui pagarono il loro tributo di sangue molti combattenti:  morti e un centinaio di feriti tra i soldati italiani della Nembo e svariate decine di paracadutisti tedeschi. 

Molti soldati tedeschi, pur di non cadere prigionieri, si uccisero a vicenda all’arma bianca e vennero trovati abbracciati assieme nella morte.

Parallelo alla Chiesa, vi è il camposanto oramai in disuso e chiuso all’ingresso.

Una lapide e il Monumento al Gruppo di Combattimento Friuli sul prato  onorano i Caduti della Guerra. Il pannello a fianco  del Monumento al GdC Friuli riporta il Grafico della Linea Gotica. 

Allungando lo sguardo tra le ferritorie del cancello del camposanto, dove pare  che le sepolture siano tutte avvenute a terra,  sono visibili ancora le impronte di alcune lapidi. Una in particolare, sovrastata da  una enorme croce in pietra arenaria, posta accanto all’ingresso presenta ancora i nomi dei defunti, forse poteva appartenere ad una delle famiglie più facoltose del luogo o forse le ultime sepolture non sono ancora  state disseppellite.

E’ tradizione che nel mese di aprile si tengano manifestazioni commemorative.


Testimonianze ancora visibili

  • Sugli intonaci delle pareti esterne  sono ancora visibili i segni dei proiettili e delle schegge delle granate.
  • Nel 2009 la chiesa è stata il set di alcune riprese del film drammatico “L’uomo che verrà”  diretto da Giorgio Diritti.

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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Questo post è stato pubblicato da Travel Emilia

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