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giovedì, Maggio 26, 2022

“Per primo ho capito di avere davanti il ‘Ritratto di Signora’: un’emozione fortissima”

Sono ormai trascorsi due anni da quando, chiuso in una nicchia tra l’edera dei chiostri della Galleria Ricci Oddi di Piacenza, è stato ritrovato il “Ritratto di signora” di Gustav Klimt, sparito misteriosamente dalla Galleria 22 anni prima e da allora tra le opere d’arte più ricercate al mondo. Era il pomeriggio del 10 dicembre 2019, quando tre giardinieri ritrovarono per caso il quadro durante l’orario di lavoro, senza cornice, ma ancora su telaio, avvolto in una busta di plastica nera. Un ritorno dell’opera tanto rocambolesco quanto la sua dipartita, ma la veridicità del quadro era ancora tutta da verificare.

In queste circostanze si pensa subito a scenari da 007, con squadre di polizia che accorrono per interrogatori, rilievi e sequestri del caso, come effettivamente è avvenuto. Si pensa meno però a coloro che, prima ancora di investigatori o responsabili amministrativi della Galleria, sono stati i veri protagonisti della scena: i custodi della Ricci Oddi, Dario Gallinari e Leonardo Caronia, che per primi hanno visto da vicino l’opera e capito l’importanza di quel ritrovamento. Leonardo Caronia ci ha quindi raccontato l’emozione di quel pomeriggio e dei giorni a seguire. “Quel pomeriggio di dicembre ho fatto tutto come ogni giorno – ricorda -: arrivato in Galleria alle 15, ho aperto il cancello, disinserito gli allarmi e sono andato alla mia solita postazione in biglietteria. Subito dopo di me, alle 15 appena suonate, è arrivato anche Dario Gallinari, che abitando fuori città, lascia sempre la macchina nel parcheggio della Ricci Oddi. Quando quel 10 dicembre è sceso dall’auto posteggiata, i tre giardinieri gli sono corsi incontro con in mano la busta di plastica nera che avvolgeva il quadro. A quel punto il  mio giovane collega ha subito intuito di quale incredibile ritrovamento potesse trattarsi e si è quindi precipitato a portarmi quella busta e il suo contenuto, tremando tutto per l’emozione”.

Lei?

“Non appena ho avuto davanti il quadro, ho capito: molto probabilmente si trattava dell’originale ‘Ritratto di Signora di Klimt’, scomparso ventidue anni prima. L’opera si presentava infatti in ottime condizioni, con ancora sul retro tutti i timbri delle diverse esposizioni, difficile fosse un falso”. “Come custode della Galleria – continua – mi sono sentito immediatamente investito di un forte senso di responsabilità e pervaso da un’intensa emozione per quel ritrovamento. Lavoro in Ricci Oddi dal 2002 e ormai conosco quasi a memoria le opere d’arte ospitate qui dentro, la storia della Galleria e del mecenatismo del suo creatore; non sono laureato in Storia dell’arte, ma stando qui ho avuto modo di imparare molto della pittura fra Ottocento e primi Novecento. Ai tempi del furto del Kilmt, nel 1997, non lavoravo ancora in Galleria, ma non appena sono arrivato ho appreso subito tutta la sua affascinante storia, quale profonda ferita sia stata la perdita del “Ritratto di Signora” per la comunità piacentina e le ricerche mondiali che da allora si sono susseguite. Trovarmi davanti quel quadro è stato un tuffo al cuore, anche se tutto restava da confermare: ho immediatamente chiamato la polizia e l’allora Presidente della Galleria Massimo Ferrari, descrivendo l’accaduto”.

A questo punto iniziano le indagini?

“La Galleria si è riempita di forze dell’ordine per i rilievi e i primi interrogatori e l’edificio è stato chiuso. Ricordo il questore Pietro Ostuni, la dirigente della Mobile Serena Pieri, il sovraintendente Andrea Franzini, la polizia scientifica e la PmOrnella Chicca. In pochi minuti si era creata una vera e propria scena d’indagine, di cui mi ritrovavo insolitamente protagonista, un po’ spaesato e molto emozionato, ma sempre più consapevole dell’importanza di quel momento. Dopo le prime domande sull’inconsueto ritrovamento dell’opera i tre giardinieri e Dario Gallinari sono stati portati in questura, in quanto avevano toccato il quadro per primi e dovevano lasciare le loro impronte”.

Mentre lei?

“Io si può dire dire sia stato la spalla della polizia per le quasi 72 ore successive: ho infatti tenuto aperta la Galleria, notte compresa, per consentire alle forze dell’ordine di effettuare sull’opera i necessari rilievi a raggi infrarossi e ho fornito tutti i filmati e registri utili per ricostruire presenze e dipartite tra Ricci Oddi e dintorni. Al mattino Dario mi dava qualche momento di cambio, le mie collaboratrici mi portavano qualche panino e le sigarette, ma in di massima sono rimasto in Galleria senza muovermi per 72 ore filate. Naturalmente il quadro è stato poi sequestrato per le veriche”.

Scenario degno di un film poliziesco, per fortuna senza sangue.

“Direi di sì, anche stancante emotivamente, ma ne è valsa la pena per arrivare ad una verità, che oggi abbiamo: non sappiamo chi ha rubato il quadro, ma dopo nove mesi di analisi i periti hanno confermato che si trattava proprio del “Ritratto di Signora” di Gustav Klimt, poi tornato finalmente alla Ricci Oddi. E io ne sono felice: mi sento parte di questa Galleria dove ho imparato tanto e a cui, insieme a Dario, ho sempre cercato di dare tanto”.

Da quando il Klimt è tornato, la Galleria Ricci Oddi è stata meta di visite continue, da Piacenza e fuori. Ora il ‘Ritratto di Signora’ è in prestito a Roma, come sta andando qui da noi?

“Da quando abbiamo riaperto la Galleria dopo il lockdown il 27 aprile 2021 con l’opera esposta, abbiamo continuato a registrare un afflusso straordinario di presenze: 5000- 6000 unità, soprattutto nel weekend, con una riscoperta della ricchezza artistica complessiva della Ricci Oddi.  Da quando, il 18 ottobre, il ‘Ritratto di Signora’ è uscito dalla Galleria gli afflussi sono inevitabilmente cambiati, tornando ai livelli precedenti del ritrovamento del quadro. Questo ovviamente senza nulla togliere alla collezione Ricci Oddi, una delle più importanti al mondo su Ottocento e Novecento pittorico. Bellissima tra l’altro e tutta da scoprire la mostra attualmente ospitata in Galleria: “Klimt e i maestri segreti”, che muovendosi dalla poetica dell’artista austriaco, si inoltra in quella di cinque fra i maggiori artisti italiani, Arturo Tosi (1871-1956) , Carlo Carrá (1881-1966), Pietro Marussig (1879-1937), Felice Casorati (1883-1963) e Gianfilippo Usellini (1903-1971). Ma il pubblico che si aspetta di vedere opere di Klimt non ne trova. È chiaro, insomma, che il ‘Ritratto’, con tutta la sua storia, ha fatto da traino simbolico per molti visitatori della Ricci Oddi e ha consacrato il Klimt a fama imperitura. Speriamo che il quadro ritrovato possa quindi continuare a muovere tante persone e tanti eventi, verso la Ricci Oddi e verso Piacenza, come ha fatto con il suo in incredibile ritorno”.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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