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lunedì, Novembre 29, 2021

Ramacci (Legacoop): “Il vero parco da restituire alla città nell’ex arsenale. Collocazione dell’ospedale da rivedere”

“E’ una visione d’insieme che fino ad oggi è mancata per la nostra città, non possiamo immaginare nei prossimi anni uno sviluppo a pezzetti, parcellizzato senza un disegno generale”.

In questa chiacchierata Fabrizio Ramacci, presidente della cooperativa sociale L’Orto Botanico e vice di Legacoop Emilia Ovest, sollecita il ritorno a una progettazione strategica per il territorio di Piacenza, con uno sguardo più lungo del breve termine a cui ci siamo un po’ tutti assuefatti.

“Per mettere insieme il mosaico del rilancio di Piacenza – afferma – occorre un disegno generale dove collocare i singoli tasselli, altrimenti perderemo soltanto tempo senza portare a casa risultati. Oggi si parla con frequenza di logistica e delle richieste per nuovi insediamenti: non si tratta di demonizzare un settore che ormai è diventato irrinunciabile per la nostra economia, ma di pretendere una pianificazione seria e sostenibile per il territorio. Occorre poi ridare dignità alla logistica e soprattutto ai suoi lavoratori, anche per questo occorre una visione, un sistema territoriale che lavori per qualificare quello che c’è e selezionare con attenzione le richieste di eventuali nuovi insediamenti. Accanto alle imprese e agli stabilimenti servono servizi adeguati, reti di comunicazione all’altezza e una programmazione con criteri chiari. Non si può più mettere in discussione la vocazione logistica del nostro territorio, invece si deve migliorare dal punto di vista della qualità del lavoro, della sostenibilità e delle compensazioni ambientali”.

“Penso all’esigenza di valorizzare meglio quelle superfici urbane cosiddette marginali – precisa Ramacci – che separano gli insediamenti, spesso sono aree di compensazione che finiscono per essere trascurate e senza alcuna funzione. Invece dovremmo creare più verde anche all’interno del tessuto cittadino, piantumando nuovi alberi, creando dove possibile veri e propri boschi urbani a bassa manutenzione che potrebbero avere il compito di tanti piccoli e medi polmoni verdi”.

“E poi bisogna andare nella direzione di una maggiore mobilità sostenibile, – aggiunge – occorre ampliare i collegamenti via ferrovia per il nostro polo logistico, per spostare il trasporto merci dalla gomma alle rotaie e ridurre l’inquinamento. Il cosiddetto ‘polo del ferro’ va ripreso e portato a compimento anche per riqualificare il comparto nord della città. Sempre al servizio di una logistica meno impattante dobbiamo puntare anche sulla navigabilità commerciale del Po, dove sono già stati effettuati importanti investimenti”.

Quando si parla di progetto d’insieme per Piacenza non si può prescindere dal riaprire un discorso unitario sulle aree militari. “Anche in questo caso occorre provare a definire un quadro di unitario – dice Ramacci – dal quale far derivare progetti credibili di dismissione, rompendo anche certi tabù degli ultimi anni. Io credo che il vero parco della nostra città sia quello nascosto all’interno dell’ex Arsenale, un’area in pieno centro storico che custodisce bellezze mai veramente apprezzate dai piacentini. Per questo dovremmo pensare seriamente a delocalizzare le attività del polo di mantenimento pesante fuori città, per liberare questo comparto nel cuore della città storica. Partendo da qui si possono ripensare le funzioni di altre aree seguendo il principio della rigenerazione urbana oggi irrinunciabile e imposto dalla legge urbanistica regionale”.

“Infine alla luce anche dei ragionamenti fatti finora, io credo che sia necessario un ripensamento della localizzazione decisa per il nuovo ospedale. Non si vuole certo mettere in discussione la scelta di farlo e il percorso compito sin qui. Ma siccome siamo ancora in tempo per evitare un errore strategico per la nostra città, abbiamo il coraggio di rivedere quella scelta che cancellerebbe 180mila metri quadrati di suolo agricolo, che aprirebbe una breccia preoccupante al consumo di nuovo terreno verde, favorendo inevitabilmente uno sviluppo innaturale e forzato della città al fuori del perimetro della tangenziale”.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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