Ristoranti a Milano: nuove tendenze, luoghi speciali e piatti da sogno

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Ristoranti a Milano, ecco la guida più aggiornata: ci sono anche il light lunch del lunedì per ripartire, l’aperitivo, il pranzo di lavoro e la cena del giovedì prima che tutti scappino dalla città. Chi resta, il venerdì sera va a provare il nuovo indirizzo di cui tutti parlano. E la domenica brunch. È fitta e varia l’agenda gastronomica dei milanesi, pronti all’ultima novità, ma anche a riconoscersi nei riti urbani di sempre, perennemente in bilico sul confine tra business e tempo libero, notte e giorno, amici e colleghi, privacy e socialità. Con a disposizione una città consacrata, ormai dai tempi di Expo 2015, a capitale italiana dei foodie, dove ogni tendenza dal mondo arriva prima. E altrettanto velocemente passa di moda.

Ristoranti a Milano: dall’alba alla notte

Per questo, forse, un ultimo segnale sono locali capaci di mutare faccia, e facce, secondo l’ora o il giorno della settimana. “La ricchezza e il rinnovamento delle formule degli spazi, dagli stellati ai locali monoprodotto, è uno dei modi con cui Milano sta cercando di imporsi come meta gastronomica”, afferma Roberta Garibaldi, ricercatrice e autrice del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2019. “Ora ecco gli all day long, aperti da mattina a sera, con un’offerta modulata nell’arco di tutta la giornata, dalla colazione al dopocena”. Formula in sintonia con una città in perenne movimento, dove si vive soprattutto fuori casa. La città che si specchia in luoghi come l’Emporio Armani Caffè e Ristorante, a due passi da via Montenapoleone, riaperto a febbraio dopo un rinnovo completo nel design e nell’offerta: uno spazio elegante e versatile, dove far colazione con la pasticceria di produzione propria, prendere un aperitivo, pranzare in maniera informale con classici come il risotto allo zafferano o la cotoletta alla milanese. Chi vuole sperimentare piatti gourmet, poi, a cena può salire al primo piano sulla scenografica scala verde e oro e accedere al ristorante, con tanto di champagne bar e cucina a vista.

Bistrot, locali green, bio e vegani

Lontano dal glamour del Quadrilatero della moda, invece, nell’ultimo dei quartieri emergenti, NoLo, acronimo per North of Loreto  ha aperto Tipografia Alimentare, “bistrot e food hub”: ampie vetrate, stile nordico, una sala per prendersela comoda tra macchine per scrivere, libri e giornali. L’ha pensato Carla Di Girolamo, trent’anni di giornalismo alle spalle, con la figlia Martina Miccione e con Mattia Angius, laureati in scienze gastronomiche. Ci si ferma per un caffè selezionato, per pranzare con i piatti del giorno – sempre semplici, con materie prime di piccoli produttori scelti in tutta Italia -, per una pausa dopo una passeggiata lungo il vicino Naviglio Martesana assaporando una torta di carote. A fine giornata aperitivo prolungato (il locale chiude alle 22): salumi, formaggi solo a latte crudo, calici di vino naturale. Un’altra parolina magica, questa, oggi a Milano. Non solo per il vino.
Sarà la consapevolezza di vivere in un luogo non sempre salutare per i ritmi, per lo smog, per il tempo e i modi dedicati al cibo; sarà che la cura maniacale del look, tipica milanese, significa sempre più attenzione alla forma fisica. Sarà, anche, che la nuova sensibilità all’ambiente, agli animali, al territorio è ormai, più che moda, stile di vita consolidato. Fatto sta che la galassia del green, dove finiscono insieme il bio, il vegano, il chilometro zero, dilaga ormai ovunque in città. Spopolano le catene di negozi biologici (28 punti vendita fra Natura Sì e Bio c’ Bon). La cucina salutista e in declinazione vegetariana/vegana, non a caso, ha avuto qui il suo capostipite, il Joia, regno dello chef Pietro Leemann, il primo, e fino a pochi anni fa l’unico, ristorante d’alta cucina naturale stellato d’Europa. Ora gli epigoni non si contano.
Soulgreen, nel cuore di Porta Nuova, è un locale dal décor molto curato, dove si pranza tra piante che pendono dal soffitto, mentre in tavola arrivano preparazioni vegane e rigorosamente senza glutine come il Topinamburger (burger di patate, topinambur e menta, accompagnato da scalogno caramellato e maionese vegana), o l’Indian mish mash (zuppa di lenticchie con spezie come curry, cumino e coriandolo con l’aggiunta di verdure croccanti). E, a dimostrazione che la cucina vegana può essere tutt’altro che punitiva nei sapori, si conclude la cena con un Coffee crumble (crumble di farina di riso e caffè, accompagnato da gelato al caffè e cioccolato). Inaugurato a settembre, da allora sempre affollato, Plato Chic Superfood  è un locale salutista dal piglio trendy, aperto da mattina a sera, dove la carta è stata studiata con la nutrizionista Valentina Chiozzi. Qui le proteine animali non sono messe all’indice. “La nostra è una cucina basata su prodotti stagionali e sui cosiddetti superfood, alimenti ricchi di nutrienti preziosi come il tè matcha, i semi di chia, le bacche di Goji, ma anche i comuni broccoli”, spiega. In carta, preparazioni gustose e salutari insieme: il Tre crunch di verdure (bis di Veli – sfoglie sottili senza lievito e glutine – con cuscus croccante di cavolfiore, pesto di prugne e noci di macadamia), o il Salmone all’orientale (salmone croccante con chia bianca, riso venere arrostito alle verdure, fonduta di sedano rapa e curry).

La mania del poke: dove mangiarlo

Altrove il salutista si incrocia a un’onda etnica che continua a crescere e diversificarsi. È ormai una mania il poke, il sushi hawaiano: grandi ciotole di riso, pesce crudo marinato e verdure, da comporre a scelta. Tra i tanti luoghi nati di recente per proporlo c’è Pokeia, aperto da Marco De Crescenzio, uno dei fondatori del seguitissimo sito web Il Milanese Imbruttito, con la compagna Stefania Giotta e il bartender Flavio Angiolillo. “È un piatto sano, super nutriente e veloce, come piace ai milanesi”, spiega De Crescenzio. “La città è cambiata tanto, si è evoluta in una direzione internazionale, e la ricerca di stimoli culinari è sicuramente un aspetto di questa voglia di sperimentare”. Salutisti, ma insieme informali e veloci, i panini di Flower Burger,  hamburgeria con due insegne in città, dove si ordinano Cherry bomb o Spicy cecio, coloratissimi burger con ripieno vegano. Oppure, nella bella stagione, si va da Gud CityLife, chiosco estivo con ombrelloni e sdraio, ai piedi dei nuovi grattacieli di zona Fiera, per le focacce gourmand di sole farine integrali e bio, o per gli Italian Cirasci, ciotole di riso Carnaroli, cucinati alla giapponese, ma con ingredienti mediterranei.
Proprio qui, sotto le Tre Torri, nuovo hot spot cittadino, nel CityLife Shopping District ha preso forma una delle ultime tendenze in città: un intero piano dedicato ai sapori, una piazza del cibo dove, fra locali e botteghe gastronomiche, i milanesi con i minuti contati risolvono insieme il pranzo e la spesa di casa. Fra le insegne, Attimi, il bistrot griffato Heinz Beck, dove si assaggiano le creazioni del fuoriclasse tedesco, incoronato da tre astri Michelin a La Pergola di Roma. A cena l’esperienza culinaria, in puro spirito meneghino, può essere plasmata sui minuti a disposizione: 70 per la degustazione di sei portate, 50 per cinque.
Poco lontano ha appena aperto il secondo negozio Peck, storica gastronomia milanese datata 1883. Bottega in cui acquistare classici golosi come l’insalata russa e il mitico paté, ma anche ristorante, enoteca e cocktail bar. Progettato dallo studio Vudafieri-Saverino Partners, il nuovo spazio incarna davvero, adesso, lo spirito della città. Tiziano Vudafieri, interior designer e partner di tanti ristoranti in città, e appassionato gourmet, ha le idee chiare sulle tendenze di oggi: “Piacciono i locali monoprodotto o con forte focus su un concetto, l’entertainment, ma, soprattutto, la convivialità”.

Single al ristorante: aggiungi un posto alla tavolata (di Cracco)

È una metropoli di single, Milano. Lo dicono i dati dell’anagrafe comunale che, nella prima metà del 2018, registrava oltre 400 mila nuclei monofamiliari (più del doppio delle coppie, ferme a quota 163 mila), dagli studenti fuori sede ai professionisti in missione. Che amano mescolarsi nei nuovi social table, tavoli comuni dove accomodarsi, anche da soli. “Il tavolo sociale è un’estensione naturale del bancone del bar”, prosegue Vudafieri, “un posto in cui star bene in gruppo, ma anche di fianco a uno sconosciuto”. Come al bancone di Fishion, dove si spilluzzicano “pasticcini di mare”: macaron con crema di calamari o il bignè al sapor di gambero. La tavolata può essere anche stellata. La prima è spuntata da Carlo e Camilla in Segheria, con Carlo Cracco tra i soci fondatori. Tra gli ultimi, il desco collettivo voluto da Giancarlo Morelli, astro Michelin del brianzolo Pomiroeu, nel ristorante che porta il suo nome all’interno dell’Hotel Viu, in piena Chinatown. Qui il social table è in cucina. “È il tavolo degli amici, da 14 posti”, spiega lui. “Senza tovagliato, come nella fattoria dove sono cresciuto. L’obiettivo? Cancellare tutte le barriere”. Il tutto assaporando il Risotto, ostrica e latte di cocco.

Ristoranti a Milano: dove fare un pranzo di lavoro

Affaccia sulla cucina a vista il piano in legno kauri neozelandese a 19 posti di Alice Ristorante, regno della stellata Viviana Varese all’interno di Eataly Smeraldo. Conveniente con la formula business lunch, un pranzo con due portate scelte tra piatti come le mezze maniche di farro con crema di ceci e spuma di baccalà o la tartare di pescato del giorno con burrata, datterini, avocado, pane carasau e aceto balsamico. Il “pranzo di lavoro”, dove si stacca per un’ora, ma si affinano anche alleanze e strategie, è un altro rito milanese che non tramonta. Per la pausa di mezzogiorno, una carta ridotta, nelle proposte e nei prezzi, è un classico di tutti (o quasi) i ristoranti meneghini. Particolarmente allettante nei ristoranti stellati, dove, grazie a questa formula, il conto può essere più leggero anche del 50 per cento rispetto alla cena. Così, anche templi della ristorazione come Il luogo di Aimo e Nadia, due stelle Michelin, e i suoi grandi piatti come la zuppa etrusca con verdure dell’orto, legumi e farro della Garfagnana, erbe aromatiche e fiori di finocchio selvatico, diventano alla portata. Da Seta, all’interno del Mandarin Oriental, per esempio, il bistellato Antonio Guida, solo a pranzo, propone la Carta bianca: tre portate a cura dello chef, “dedicato a chi ha poco tempo, ma cerca comunque il piacere della tavola”. Offre un business lunch anche Tre Cristi, che da pochi mesi vede ai fornelli il cuoco-pasticciere Franco Aliberti, giunto da La Preséf, stella Michelin valtellinese. A pochi passi da Porta Nuova, si pranza velocemente con piatti antispreco, in alcuni casi milanesi nei nomi e nei sapori come il Castello, piedini di vitello, insalata e ortaggi, o con ricette che puntano su produttori di nicchia, di cui è indicata la distanza dalla città. Come il Portanuova: riso della Riserva San Massimo, cavolo cappuccio viola, trota affumicata e panna acida.

Ristoranti a Milano, per una cena gourmand

Anche la cena gourmand, a Milano, ha le sue nuove regole. Più sostanza, meno microporzioni e ostentazione fine a sé stessa, meno lusso più sapori, ricette e materia prima di qualità non troppo lontana dai luoghi di produzione e con un pizzico di tradizione. La cucina d’autore accessibile si trova anche di sera in bistrot come la Locanda Perbellini, aperto dal bistellato veronese Giancarlo Perbellini nel 2018, nel cuore di Brera. Sobrio ed elegante, rilegge piatti-icona con elementi creativi. E non si esce con la fame. Ecco gli gnocchi come una carbonara o la milanese alla farina di fagioli, pane croccante e maionese di pomodoro confit. Qualità accessibile anche con lo chef di origini partenopee Roberto Di Pinto, ex Bulgari Hotel che ha aperto un bistrot gourmand dall’approccio democratico: Sine Ristorante Gastrocratico. “Potere al cibo, senza pesi superflui sul piatto, sul tavolo e sul conto”, precisa. In un tratto defilato di viale Umbria, tra lumi rosa e dettagli semplici ma raffinati, è da provare il menu gastrocratico in cinque portate che esaltano la materia, come nei gamberi rossi con burro d’arachide e mela verde. In zona Fiera, invece, stampe colorate di illustratori contemporanei accolgono nel “ristorante di quartiere” Altriménti, aperto a febbraio con lo chef Eugenio Boer tra i soci, dove la carta è divisa per temi – verdure, carni, pesci, dessert – e permette di comporre il pasto a piacere senza confini di portate.

Cena con vista, guardando i grattacieli

Cena con vista? Per i milanesi sempre più innamorati del mutevole e avveniristico skyline della loro città, il tavolo panoramico è ormai irrinunciabile. Dopo il successo di luoghi come Ceresio 7, due piscine, ristorante e lounge bar sul tetto di Palazzo Dsquared, in zona Monumentale, ecco la Terrazza Latitude 45, caffè e spazio gastronomico aperto a gennaio in cima al Palazzo Matteotti The Dedica Anthology, ristrutturato di recente dall’architetto Patrizia Quartero. Un luogo elegante e raffinato, con una vista magica sul Duomo e piatti mediterranei firmati dallo chef Maurizio Lai, che si candida ufficialmente a diventare uno dei nuovi indirizzi di riferimento dei milanesi più veri. Perché da lassù Milano è ancora più bella.

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