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giovedì, Dicembre 2, 2021

Tra amore e rabbia, “L’alfabeto” di Massini è un viaggio nella nostra complessità

Quante volte una stessa cosa può al medesimo tempo far ridere, eppure risultare drammatica? Quante volte ciò che intendiamo o crediamo di comunicare non corrisponde affatto a quello che viene percepito da chi ascolta?

Una molteplicità complessa di livelli di lettura del reale e dell’altro in cui siamo inevitabilmente, fortunatamente immersi, che necessita di orizzontalità comunicativa per essere compresa ed esplorata. Ma che spesso fa paura, si preferisce non sondare; poiché sfugge al nostro controllo razionale. Lo sa bene Stefano Massini, scrittore, attore e narratore italiano molto noto al pubblico del piccolo schermo e del teatro, che giovedì sera ha portato anche a Piacenza, tra il numeroso pubblico del cortile di Palazzo Farnese, il suo “Alfabeto delle emozioni”(“l’unico linguaggio comune in cui non riusciamo a bluffare”, ha detto), per raccontare storie che ci riguardano tutti; lontane nello spazio e nel tempo, eppure più che mai vive tra noi: che sempre le ripetiamo, magari in modi e forme diverse, forse per contrasto, ma a cui, più o meno consapevolmente, non finiamo mai di ruotare intorno.

Inizia subito lo spettacolo, senza presentazioni introduttive, proseguendo l’edizione 2021 di “R-Estate a Teatro” nell’ambito di #EstateFarnese, tra la calorosa partecipazione degli spettatori. Fin dal gustoso prologo appaiono evidenti padronanza scenica e abilità affabulatoria di Massini nel dipingere connessioni equivoche e dissonanze di comprensione assai frequenti nei processi comunicativi, aggirabili solo costruendo ponti narrativi e dialogici tra le parti. Ed è proprio quello che lo scrittore – drammaturgo ha cercato di fare per tutta la serata, raccontando le emozioni ai suoi spettatori. In scena solo un baule e dei leggii, su cui vanno le lettere di legno bianco, ogni volta estratte a sorte da Massini dal suo cofanetto, impreviste come le emozioni che colgono ognuno: lettere che si trasformano in parole e poi diventano storie nella voce dell’attore.

Dalla “S” di stupore alla “R” di rabbia, si apre allora un universo di relazioni molto poco scontato e molto meno (ri)conosciuto di quel siamo abituati a pensare; tutto tracciato a ritmo incalzante, ma sempre posato, profondo dalla tensione narrativa dell’attore. Sviscerando tutta la complessità del nostro sentire, Massini rivela forti assonanze tra emozioni solo all’apparenza contrapposte, come l’odio e l’amore: nel suo racconto l’odio è anche quello di una vedova di guerra andata al fronte a combattere il nemico che le uccise l’adorato marito; mentre la grande tristezza di Buster Keaton è “il segreto della sua irresistibile comicità”. E poi c’è la felicità “imposta sull’onda della narrazione collettiva e della censura delle proprie ombre”, tutta artefatta, ben diversa da quella autenticamente provata e fatta di attimi che passa e va.

In questo labirinto pirandelliano capace di catturare pubblico e attore, percorso da Massini sul filo di tragicità e ironia spostandosi tra moderno, antico e contemporaneo, c’è spazio anche per la logica, che sembrerebbe l’antitesi delle emozioni. E invece proprio lei illumina le infinite vie che il cuore dischiude; proprio studi di neuroscienze insegnano che anche il cuore ‘pensa’, attraverso le cellule neuronali di cui è dotato: e lo fa meglio della logica, poiché esplora allo stesso tempo diverse strade, mentre la razionalità segue tendenzialmente una sola prospettiva e per questo incorre spesso in falle. Come quella di prendere un WC per una Wedding Church, uno dei momenti più esilaranti e insieme più alti dell’intera riflessione teatrale. In questo viaggio inedito tra le emozioni, la finezza di scrittura ha lasciato il segno e la potenza narrativa è stata architrave tra personaggi diversi, sentimenti contrastanti e simili, e tutti noi che ne siamo più o meno consciamente animati. Così l’empatia, oggi tanto declamata e lodata, non è meno pericolosa dell’apatia, se solidarizziamo con le persone sbagliate. Viceversa la rabbia non va sempre demonizzata: non se aiuta a non cedere alla narcosi della rassegnazione, trovando la forza di ribellarsi ai crimini di cui l’umanità è costellata.

Anna Freud ci ricorda che nessuna parte di noi può essere superficialmente scartata: siamo fatti di dettagli, a volte apparentemente insignificanti, sparsi sulla strada della nostra vita. Da una sponda all’altra del cuore, tra musica e parole, Massini ci ha aiutato a recuperare quei tasselli per non rischiare di perdere noi stessi.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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