2.4 C
Parma
mercoledì, Dicembre 7, 2022

Un centrosinistra dal cuore riformista e popolare, e tanto coraggio sull’ambiente

Un cuore riformista e popolare per il centrosinistra, se vuole candidarsi al governo e soprattutto al rilancio di Piacenza. Sono parole impegnative che rischiano di apparire etichette vuote, se non declinate nella realtà: riformista vuol dire allora animato dalla volontà di un cambiamento possibile e rendicontabile, mentre popolare significa capace di rispondere ai bisogni concreti e materiali delle persone.

Ambiente, salute e lavoro (anche se le competenze in questo campo di un Comune sono relative) dovrebbero essere i capisaldi non solo di un programma per le comunali 2022, ma anche di una visione in grado di alimentare la speranza del futuro. Quello che segue è un contributo di idee e anche di sentimenti a una discussione pubblica preelettorale finora assolutamente asfittica sui contenuti.

AMBIENTE – Mi aspetto molto coraggio su questo tema. Perchè? La sensibilità ecologica è aumentata nei cittadini, soprattutto fra i giovani, ma non solo. Siamo stufi di vivere in un habitat di “serie B” in pianura padana, condannati a respirare aria pessima per gran parte dell’anno. Occorre proseguire con le azioni di concerto con i territori limitrofi e con la Regione, perché da soli non possiamo risolvere il problema, ma anche modellare una nuova idea di città con meno inquinamento. Meno auto in circolazione non significa meno libertà di muoversi, se può essere garantita molta più mobilità alternativa (pubblica, bici, sharing), molto più di quanta ne abbiamo oggi. E allora avanti col parcheggio sotterraneo di piazza Cittadella e quelli scambiatori, avanti con i sistemi “trasporto rapido di massa” che stanno adottando tante città. Con una metropolitana leggera in grado di collegarci meglio, più rapidamente e in maniera confortevole con Fiorenzuola e Castelsangiovanni lungo l’asse della via Emilia. Arriviamo finalmente alla realizzazione del polo del ferro con la delocalizzazione a Le Mose della ferrovia per le merci e al servizio della logistica, per togliere di mezzo almeno una quota ragionevole di mezzi pesanti. E ancora è più che mai necessario mettere in cantiere un sistema strutturale in grado di abbattere sensibilmente le polveri fini provenienti dall’autostrada a poche centinaia di metri dal centro urbano: che sia una copertura completa del tratto, mitigazioni ambientali stabili o altre soluzioni sostenibili. Ricordiamo che la mobilità è sempre più fattore di uguaglianza sociale e di sviluppo economico per una città, non solo un piano per far muovere i cittadini.

SALUTE – Non significa solo sanità di alto livello e di territorio, come ci ha insegnato la pandemia, ma anche qualità della vita, con più verde “democraticamente” distribuito. Basta con le battaglie ideologiche e di “cortile”, perché l’ambientalismo piacentino di questi anni assomiglia – con le dovute proporzioni – a quello contestato dal sindacalista brasiliano Chico Mendes: “l’ambientalismo senza lotta di classe diventa giardinaggio“. A me pare un bell’esempio di giardinaggio alla piacentina la battaglia per fare un parco a tutti costi alla Pertite, continuando a ignorare che le potenziali aree verdi da valorizzare sono sparse in tutta la città, a partire dall’ex Arsenale collocato nel cuore urbano. E poi c’è il tema del nuovo ospedale: il più grande e nobile investimento che una comunità può realizzare guardando al futuro. Proprio per questo occorre fare una cosa sola, una volta al governo della città, rivedere completamente la decisione di costruirlo su un terreno agricolo all’esterno del perimetro della tangenziale sud. Non entro qui nel merito dell’iter che ha portato a questa disgraziata scelta, – che getta alle ortiche l’imperativo della rigenerazione urbana – l’ospedale nuovo non va fatto lì perché nessuno ha deciso di cambiare le direttrici di sviluppo della nostra città, nessuno ha discusso e stabilito che fosse necessario aprire una falla per estendere il tessuto urbano al di fuori del perimetro oggi definito dalla tangenziale.

LAVORO e SOCIALE – Piacenza sta vivendo una questione demografica molto complessa, con scarsa natalità e alta presenza di popolazione anziana. Per invertire questa tendenza, occorre investire sulla qualità della vita, e su tre direttrici: abitazioni, servizi, qualità del lavoro. Una riqualificazione urbana che porti ad una quota residenziale rispondente alle necessità attuali, con verde, con parcheggi, con piste ciclabili, con zone interdette al traffico e servizi di prossimità. Il tutto con la possibilità, tramite l’accesso alle risorse pubbliche esistenti, di avere affitti o possibilità d’acquisto a prezzi agevolati.
Investire sul futuro vuol dire investire su servizi di qualità e puntare sull’innovazione sociale, sulla coprogettazione e su nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato, con l’obiettivo di servizi per l’infanzia e di cura sempre più personalizzati rispetto alle necessità delle persone e delle famiglie. Lo sviluppo dei servizi porta lavoro, porta ricchezza. L’occupazione locale è troppo legata a una logistica a basso valore aggiunto e in questi anni si è discusso a lungo su come cambiare le regole per migliorare le condizioni di lavoro, i diritti e integrare la produzione con il resto della città. Alcune province della nostra regione sono state capaci di attrarre aziende per insediamenti produttivi qualificati anche dal punto di vista della manodopera. La Bologna del sindaco Lepore sta provando ad aprire una strada con la “Carta metropolitana per la logistica etica” varata un mese fa. Cerchiamo di capire se può essere d’aiuto anche a noi.

Il tessuto produttivo di una città è un’ecosistema da far vivere e crescere in maniera sostenibile. Qual è l’ecosistema di Piacenza? Macchine utensili, imballaggi, agroalimentare. Spesso il nanismo delle imprese locali non ha permesso lo sviluppo di un vero e proprio distretto caratterizzato. Per uscire da questo status quo l’istituzione pubblica può assumere un ruolo importante di regia sistemica (non solo nella contingenza del Pnrr): per collegare il mondo dell’istruzione universitaria al mondo dell’impresa, per agevolare gli investimenti in ricerca e sviluppo e i percorsi di rafforzamento delle imprese locali.

Mauro Ferri

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img

Latest article