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lunedì, Novembre 29, 2021

“Un ospedale su suolo agricolo, ignorando gli spazi vuoti: caso di scuola al contrario”

C’è anche Luca Mercalli nel ricorso al Tar di Parma che le cooperative sociali Gli Spinoni e Geocart, insieme all’Opera Pia Alberoni hanno presentato contro la variante urbanistica approvata a maggioranza dal consiglio comunale, che individua 185mila metri quadrati di suolo ex agricolo in zona Farnesiana (l’area 6 tra le sei in lizza nella fase istruttoria) come la superficie dove costruire il nuovo ospedale di Piacenza. Una scelta contrastata per diverse ragioni, in parte già utilizzate nelle osservazioni alla pratica amministrativa, come il parere del noto studioso di meteorologia e docente universitario che definisce la decisione di consumare terreno verde un caso di scuola al contrario.

“Il caso Piacenza sarà oggetto di studio in campo pedologico, climatico e ambientale: se nonostante le evidenze e le osservazioni contrarie si procederà ugualmente nella cementificazione di tali preziosi suoli, si assisterà purtroppo all’ennesimo fallimento dei consigli di natura scientifica nei confronti delle scelte politiche di pianificazione urbanistica, e questi atti ne faranno fede, anche in relazione a potenziali danni a cose e persone derivanti da eventi meteorologici estremi”. E’ la citazione della relazione scientifica di Mercalli.

Il ricorso contesta la legittimità della variante sul nuovo ospedale sotto diversi profili giuridici, ma forse quello più rilevante si appella alla violazione della Legge regionale urbanistica del 2017 che fissa il cosiddetto “consumo di suolo zero”.

Nel ricorso si scrive che “l’irragionevole localizzazione del nuovo ospedale in un ambito rurale contrasta coi principi affermati dalla Legge regionale urbanistica 24/2017 (sulla rigenerazione e il consumo di suolo zero) per “precostituire” un risultato – la classificazione-localizzazione dell’area agricola – che diventerebbe impossibile con l’attuazione del PUG (piano urbano generale, il nuovo strumento di pianificazione previsto dalla legge), visto che “la finalità della Legge urbanistica di arrestare il processo di consumo di suolo e concentrare la Strategia di piano sul processo di rigenerazione e di incremento della resilienza”.

Secondo i ricorrenti, sarebbero molto pesanti le conseguenze sul tessuto urbano di una scelta che priverebbe definitivamente diverse aree dismesse e riutilizzabili di possibilità di rigenerazione e sviluppo. Una struttura pubblica di grande rilievo come un ospedale moderno – viene sottolineato nel ricorso – avrebbe potuto rappresentare l’occasione, forse unica, per rivitalizzare e promuovere periferie costellate di edifici abbandonati e inserirvi funzioni complementari che potessero rigenerare il tessuto urbanistico e sociale. Una seconda riflessione riguarda la realizzazione dell’ospedale in territorio rurale, che significa essenzialmente identificare un nuovo ambito di espansione della città, con la necessità di realizzare alloggi, e altre opere di urbanizzazione. Il risultato sarebbe una città con tanti spazi vuoti all’interno e con un’espansione prevedibile attorno al nuovo presidio ospedaliero.

L’articolo 5 della Legge regionale urbanistica 24/2017, citato nel ricorso, presuppone che gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica perseguano “la limitazione del consumo di suolo, attraverso il riuso e la rigenerazione del territorio urbanizzato”. Pertanto il consumo di suolo “è consentito esclusivamente per opere pubbliche e opere qualificate dalla normativa vigente di interesse pubblico e per insediamenti strategici volti ad aumentare l’attrattività e la competitività del territorio, nei soli casi in cui non esistano ragionevoli alternative consistenti nel riuso di aree già urbanizzate e nella rigenerazione delle stesse”.

Non sono stati valutati nella variante contestata – sostengono i ricorrenti – i costi e l’impatto ambientale in relazione alla mobilità e accessibilità al nuovo ospedale: per raggiungerlo, infatti, si renderà necessario utilizzare veicoli a motore privati o mezzi pubblici. Ma l’incremento degli spostamenti contrasta con quanto previsto nel PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) e nel PAIR (Piano Aria Integrato Regionale) e in generale con la necessità di ridurre le emissioni di gas inquinanti.

Per quanto riguarda il trasporto pubblico, nei documenti relativi alla variante non ci sono riferimenti all’obbligata riorganizzazione delle linee per servire il nuovo ospedale, senza considerare che la macroarea 6 è raggiunta oggi da una sola linea. Il servizio di trasporto pubblico necessario per raggiungere l’ospedale nuovo comporterà la necessità, per la quasi totalità degli utenti, di effettuare almeno un interscambio, sarà inoltre necessario un collegamento ospedale-stazione ferroviaria con un aumento del fabbisogno attuale e quindi dei costi (quantificati in circa 500mila euro all’anno).

La variante urbanistica viene contestata anche nella forma, non solo nel contenuto. Secondo i promotori del ricorso – non contiene un’indicazione precisa la collocazione del nuovo ospedale, ma solamente l’individuazione di una macroarea (la numero 6) presso la quale realizzarlo. Nei documenti allegati alla delibera di approvazione della variante, non cì nulla – fanno notare i ricorrenti – sui requisiti e le condizioni di sostenibilità e, soprattutto, le opere di compensazione ambientale. L’amministrazione rimanda infatti la definizione di tali elementi o al Piano Operativo Comunale – stralcio o alla progettazione della struttura ospedaliera. Un modo di procedere definito non solo illegittimo, ma anche palesemente irragionevole.

Ma sempre secondo la Legge regionale urbanistica 24/2017, dopo il 31 dicembre 2021 – viene rimarcato nel ricorso – non potrà più essere approvato alcuno strumento di pianificazione urbanistica e variante allo stesso ma i Comuni (compreso quello di Piacenza) dovranno redigere il nuovo Piano Urbanistico Generale PUG (da approvare nei due anni successivi) o procedere alla redazione di una variante generale agli strumenti urbanistici vigenti per unificare e conformare le previsioni di questi ultimi ai contenuti del nuovo PUG. Non potrà essere adottato o approvato invece alcun POC stralcio, come indicato nei documenti allegati alla variante, ma si dovrà “ripartire da zero”.

Contestata anche una violazione della normativa relativa alla Valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale (Valsat), che sarebbe intervenuta “a posteriori”, quando la scelta dell’area era già stata effettuata. La valutazione Valsat è priva inoltre – secondo i ricorrenti – di un’adeguata e puntuale comparazione complessiva tra le 6 macroaree individuate per la realizzazione del nuovo Ospedale e, se anche si fosse svolta la comparazione tra le macroaree “interessate”, questa avrebbe dato risultati assai diversi rispetto a quanto deciso: avrebbe evidenziato, in particolare come, di tutte, la macroarea 6 sia l’area con maggiore valenza ambientale e territoriale (e quindi la meno adatta ad “ospitare” il nuovo Ospedale di Piacenza).

La variante ora approvata dal Comune di Piacenza, altra contestazione del ricorso, non sarebbe inoltre conforme al relativo PTCP della Provincia di Piacenza poiché quest’ultimo strumento non prevede per la macroarea n. 6 l’ubicazione di strutture sanitarie e il relativo dimensionamento, anzi non prevede nulla circa (nuove) attrezzature ospedaliere né in relazione a queste individua ambiti ottimali, bacini di utenza o localizzazione delle attrezzatture; e qualifica l’area ora di interesse quale “ambito agricolo periurbano”, ambito per il quale la pianificazione “persegue prioritariamente il mantenimento della conduzione agricola dei fondi, nonché la promozione di attività integrative del reddito agrario”.

La variante approvata per la realizzazione del nuovo ospedale è poi definita “illegittima e illogica” poiché non ha tenuto conto dei rischi idraulici che “affliggono” la macroarea 6, rischi che avrebbero dovuto condurre a localizzare altrove l’opera pubblica, infatti – viene rilevato – che parte della macroarea è classificata nel PTCP come Area a rischio idrogeologico molto elevato e nel Piano di Gestione del Rischio di Alluvione e come Area a pericolosità di alluvioni frequenti.

Per sostenere la tesi di non idoneità della macroarea numero 6, perchè caratterizzata da tessuto completamente agricolo, viene citata infine la relazione a firma del noto meteorologo Luca Mercalli, consigliere scientifico di Ispra e docente di sostenibilità ambientale dell’Università di Torino – dove si legge che “nel caso delle due aree attualmente ad uso agricolo previste per la costruzione del futuro ospedale piacentino, si individua inoltre come fattore aggravante la pregiatissima qualità del suolo agrario da sottoporre a cementificazione” e ancora che “Il caso Piacenza sarà oggetto di studio in campo pedologico, climatico e ambientale: se nonostante le evidenze e le osservazioni contrarie si procederà ugualmente nella cementificazione di tali preziosi suoli, si assisterà purtroppo all’ennesimo fallimento dei consigli di natura scientifica nei confronti delle scelte politiche di pianificazione urbanistica, e questi atti ne faranno fede, anche in relazione a potenziali danni a cose e persone derivanti da eventi meteorologici estremi”.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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