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mercoledì, Dicembre 7, 2022

Una riflessione su Alternativa per Piacenza

Gran parte dell’elettorato piacentino è scontento di quanto offre la politica. Basti vedere il numero di coloro che non vanno a votare. Scontento delle scelte fatte per non scontentare nessuno, delle diatribe tutte interne ai partiti che riguardano assai poco i cittadini ed i loro problemi, scontento del cattivo esempio che spesso portano i politici . Personalmente credo nella politica come impegno e volontà di contribuire alla vita sociale, come capacità di mettere al primo posto il bene collettivo anziché quello privato e individuale. Secondo il filosofo greco Aristotele, “politica” è l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.

Quindi condanno la politica intesa come gestione del proprio tornaconto, ma sostengo l’ampia partecipazione dei cittadini e delle cittadine alla vita e alle scelte riguardanti il benessere di una comunità. Molte volte chi si lamenta della politica lo fa in modo qualunquista e senza partecipare ai tentativi di rinnovamento, insomma si limita alle lamentele che, se prive di una iniziativa adeguata, sono inconcludenti. D’altra parte, anche chi dice di essere d’accordo nel cercare un modo nuovo e diverso di fare politica, spesso si ritrae e non fa nulla per cambiare o peggio segue la stessa strada. Per ottenere risultati diversi occorrono mezzi e strumenti diversi altrimenti si cambia il manovratore ma le logiche non cambiano.

Abbiamo a Piacenza l’amministrazione della sindaca Barbieri, ampiamente criticata e criticabile su tanti aspetti del proprio operato, ma la sua forza è determinata dalla debolezza, prima di tutto politica, delle opposizioni. Per sperare che le critiche alla giunta Barbieri si possano concretizzare in un voto diverso e contrario si dovrebbe essere capaci di proporre un programma alternativo chiaro, concreto e senza strizzare l’occhio ai poteri forti. Tutte le analisi internazionali sull’ambiente e sulla sostenibilità ci dicono che se vogliamo salvaguardare la vita sul nostro Pianeta abbiamo bisogno di scelte coraggiose, lungimiranti e immediate. Piacenza si trova in una zona tra le più inquinate d’Europa, non si possono proporre soluzioni “moderate” o perdere tempo. Il tirare a campare e senza una visione progettuale di lungo respiro, che è la politica seguita tra l’altro dall’attuale Amministrazione locale, non può risolvere i problemi delle città .

Qui vorrei dire la mia opinione, come hanno fatto nei giorni scorsi il Direttore di Libertà ed alcuni politici della nostra città, sul percorso del centro sinistra, nello specifico di Alternativa per Piacenza, per costruire un’alternativa prima di tutto politica e progettuale e poi elettorale alla giunta Barbieri. Credo che prima di tutto occorra far sapere come si è lavorato e quali erano i presupposti con i quali è nata Alternativa per Piacenza. Circa un anno fa, su impulso di alcuni consiglieri comunali di opposizione, un gruppo di persone iniziò a trovarsi per mettere le basi di una futura alleanza elettorale. I partiti di centro sinistra arrivarono dopo ben accolti ma nel rispetto di alcune regole che furono poi meglio precisate: Si trattava di un percorso aperto a tutti coloro che si riconoscevano nel tentativo di costruire un alternativa alla sindaca Barbieri, basato sulla partecipazione diretta di cittadini, associazioni, partiti e movimenti che insieme avrebbero discusso dei problemi concreti della città e avrebbero individuato le possibili soluzioni e le proposte.

Così è stato e si sono individuati diversi tavoli tematici dove poteva partecipare chi era interessato a quel tema. Le decisioni importanti venivano prese dall’assemblea plenaria alla quale partecipavano liberamente i cittadini interessati. Si è trattato di un percorso che ha coinvolto centinaia di cittadini e non i vertici dei partiti. Tanti partecipanti non hanno tessere di partito e in diversi casi sono persone che ritornavano alla politica dopo anni di astensione dalla vita politica ed elettorale. D’altra parte hanno partecipato anche i segretari e i responsabili dei partiti rappresentati in ApP. Tutti i temi sono poi stati portati in discussione all’assemblea plenaria. Quindi un buon percorso, decisamente nuovo per la nostra città che ha motivato e dato la parola a tanti cittadini di centro sinistra. Non si è partiti da accordi di vertice ma dalla libera espressione e partecipazione dei cittadini senza controllare se avessero tessere di partito e quali.

Alternativa per Piacenza aveva dichiarato che il nome del candidato o della candidata a sindaco sarebbe stato espresso per S. Lucia e sarebbe uscito dall’Assemblea plenaria su proposta del Tavolo di Coordinamento politico. Inoltre si è detto esplicitamente che il candidato doveva essere una persona che meglio avrebbe rappresentato il progetto scaturito dal percorso di ApP e che sarebbe stato preferibile se fosse stato uno che aveva partecipato ai lavori. In ogni caso doveva condividere ed essere in sintonia con il percorso fatto. A questo punto il Pd porta al tavolo la proposta di tenere le primarie di coalizione per dar modo alle varie componenti del suo partito di esprimersi su quale sarebbe stato il candidato maggiormente gradito. Insomma la paura di perdere la componente moderata del partito. Io credo che ciò sia dovuto al fatto che quando il tentativo è nato pochi, anche all’interno del Pd, credevano che potesse avere esito positivo. Hanno partecipato attivamente quelli che ci credevano, tra cui come detto il segretario Bisotti, poi in dirittura d’arrivo quelli che avevano sottovalutato il tentativo si sono spaventati ed hanno cercato di tornare in gioco cercando di mettere l’esperienza sotto la guida rassicurante (per loro) dei partiti. Insomma le primarie come tentativo di rivalutare chi è rimasto fuori perché non convinto del percorso.

Occorre ribadire che tutti quelli che volevano partecipare e contribuire al progetto e ai tavoli di lavoro hanno potuto farlo. Piacenza non può rincorrere i moderati e far tornare in gioco un modo di far politica vecchio che rimette in campo correnti, accordi di vertice e via elencando. La città ha dei problemi ambientali, urbanistici, di vivibilità del centro storico e della periferia, deve garantire la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini. Si può essere moderati nelle proposte? Se proseguiamo senza una visione programmatica siamo destinati al fallimento qualsiasi amministrazione governerà. Occorre trovare nel percorso portato avanti qualcuno, uomo o donna, da candidare a sindaco/a che si prenda il compito di portare avanti, non da solo ma insieme a tutti noi, un programma serio, comprensibile da tutti i cittadini e dove il discrimine non è tra moderati e “massimalisti”. ma tra il tentativo di risolvere i problemi collettivamente e per tutti e lasciare tutto così com’è. Se avremo la forza di rimanere nel solco del percorso sin qui fatto avremo la possibilità di vincere le elezioni ma se non ci riusciremo avremo posto le basi per un reale cambiamento delle forze d’opposizione che aspirano ad amministrare.

Il problema è a mio parere: chi oggi può rappresentare al meglio il percorso e l’esperienza di Alternativa per Piacenza? Per essere chiari non penso possa farlo chi si può schierare indifferentemente con il centro destra o il centro sinistra. Ci sono persone adatte sia dentro il percorso fatto da ApP come ce ne sono anche nella società civile. Qui bisogna guardare e tra queste scegliere.

Roberto Lovattini, partecipante al percorso di Alternativa per Piacenza

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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