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domenica, Agosto 14, 2022

Vaiolo scimmie, in Emilia Romagna le prime 600 dosi del vaccino. Ecco per chi è indicato

L’Emilia Romagna – insieme a Lombardia, Lazio e Veneto – è tra le prime regioni italiane a ricevere le dosi di vaccino contro il vaiolo delle scimmie, patologia infettiva che ha fatto registrare alcuni casi anche nella nostra provincia (oltre 500 a livello nazionale). Si tratta di una prima tranche di 4.200 dosi complessive che – come spiega una circolare del Ministero della Salute – si è stabilito di suddividere tra le Regioni con il più altro numero di casi segnalati: 600 le dosi che arriveranno in Emilia Romagna.

Al momento – spiega una seconda circolare con le indicazioni sulla strategia vaccinale -, la modalità di contagio e la velocità di diffusione, così come l’efficacia delle misure non farmacologiche fanno escludere la necessità di una campagna vaccinale di massa. Tenuto conto dell’attuale scenario epidemico e della limitata disponibilità di dosi, le prime categorie alto rischio a cui verrà offerta inizialmente la vaccinazione, come profilassi pre-esposizione, sono individuate tra:

– personale di laboratorio con possibile esposizione diretta a orthopoxvirus.

– persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM), che rientrano nei seguenti criteri di rischio: storia recente (ultimi 3 mesi) con più partner sessuali; e/o partecipazione a eventi di sesso di gruppo; e/o partecipazione a incontri sessuali in locali/club/cruising/saune; e/o recente infezione sessualmente trasmessa (almeno un episodio nell’ultimo anno); e/o abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche (Chemsex)”.

Il vaccino attualmente disponibile, MVABN, è un vaccino distribuito degli Stati Uniti con il nome di JYNNEOS, e autorizzato dall’FDA per la prevenzione del vaiolo e del vaiolo delle scimmie nei soggetti adulti ad alto rischio di infezione.

Posologia – Vaccinazione primaria (soggetti non vaccinati in precedenza contro il virus del vaiolo o con MVA-BN): due dosi (0.5 mL) a distanza di almeno quattro settimane (28 giorni) l’una dall’altra. Vaccinazione di richiamo: una sola dose (0.5 mL) a chiunque abbia ricevuto in passato almeno una dose di vaccino antivaiolo o di MVA-BN o che abbia concluso il ciclo vaccinale di due dosi di MVA-BN da oltre due anni.

MONKEYPOX O VAIOLO DELLE SCIMMIE, COSA SAPPIAMO (ISS)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il 23 luglio scorso ha dichiarato il vaiolo delle scimmie “Emergenza di salute pubblica internazionale” (PHEIC – Public Emergency of International Concern). Nell’uomo si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea, rigonfiamento dei linfonodi  stanchezza e manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste. “Fino a questo momento – spiega l’Istituto Superiore di Sanità – la maggior parte dei casi ha avuto sintomi lievi con un decorso benigno. Tuttavia, il vaiolo delle scimmie può causare una malattia più grave soprattutto in alcuni gruppi di popolazione particolarmente fragili quali bambini, donne in gravidanza e persone immunosoppresse”.

“Il vaiolo – si legge in una circolare del Ministero della Salute del 2 agosto – può essere trasmesso a chiunque, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, attraverso il contatto con fluidi corporei, contatto con le lesioni o oggetti condivisi.
 Pertanto, i casi devono essere isolati fino alla caduta delle croste dell’eruzione cutanea, che indica la fine dell’infezione. La contagiosità dell’MPX – riferisce la circolare – è legata principalmente alla presenza dell’eruzione cutanea, anche se le lesioni sono poche; tuttavia, anche i pazienti con sintomi prodromici (quali febbre, mialgia, affaticamento e cefalea) possono trasmettere il virus”.

Per i contatti stretti la circolare raccomanda:
– auto-monitoraggio della febbre (almeno due volte al giorno) o di altra sintomatologia riconducibile a MPX (mal di testa, mal di schiena, linfoadenopatia ecc.) o eruzione cutanea da causa sconosciuta nei 21 giorni dall’ultima esposizione. In tal caso, informare tempestivamente il Dipartimento di Prevenzione e il medico curante, auto-isolarsi e evitare i contatti stretti compresa l’attività sessuale fino ad esclusione di MPX;

– astenersi dalle attività sessuali per 21 giorni dopo l’ultima esposizione o finché non si esclude l’MPX;

– praticare un’attenta igiene delle mani e respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, con fazzoletti monouso da smaltire correttamente e lavarsi spesso le mani);

– evitare il contatto con persone immunocompromesse, bambini sotto i 12 anni e donne in gravidanza per 21 giorni dopo l’ultima esposizione;

– evitare il contatto stretto diretto con animali, inclusi gli animali domestici, per 21 giorni dopo l’ultima esposizione;

– evitare di donare sangue, cellule, tessuti, organi, latte materno o sperma mentre sono in regime di sorveglianza.

I contatti asintomatici che controllano adeguatamente e regolarmente il loro stato “possono continuare le attività quotidiane di routine come andare al lavoro e frequentare la scuola (la quarantena non è necessaria)”. Le autorità sanitarie locali “possono scegliere di escludere i bambini in età prescolare da asili nido, scuole materne o altri ambienti di gruppo. 
In specifici contesti ambientali ed epidemiologici, sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie, potrebbe essere richiesta l’applicazione di misure quarantenarie”. 
Per i contatti con esposizioni a basso rischio “è possibile adottare la sorveglianza passiva, autocontrollarsi e informare il proprio medico di famiglia e/o le autorità sanitarie locali nel caso si manifestino sintomi compatibili con MPX”.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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