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sabato, Dicembre 10, 2022

“Vera causa della crisi energetica è la scarsa capacità produttiva, non solo la guerra in Ucraina”

“La guerra in Ucraina? Non è la causa principale della crisi energetica che sta mettendo in difficoltà molte imprese”. Lo dice chiaramente Gianclaudio Torlizzi, esperto internazionale di commodities, fondatore della società di consulenza T-Commodity ed editorialista economico di Radio Confapi: è stato lui a intervenire al seminario online “Gas, energia elettrica e acciaio. Quale strategia d’acquisti adottare nei prossimi mesi?” organizzato da Confapi Industria Piacenza e Confapi Emilia rappresentati rispettivamente dal presidente di Unionmeccanica Giuseppe Ballotta e dal presidente di Confapi Emilia Alberto Cirelli.

Il tema è quello dei problemi che molte piccole e medie imprese stanno vivendo e che vengono registrati anche dalle associazioni: “Abbiamo voluto e organizzato il seminario di oggi con l’obiettivo di fare il quadro della situazione attuale delle commodities per poi proiettarlo nei prossimi sei mesi – spiegano Ballotta e Cirelli – per questo abbiamo invitato un esperto a livello internazionale di commodity. Di fatto ci troviamo ad affrontare dei problemi che si stanno accentuando e che stanno mettendo in difficoltà molte nostre imprese, non solo quelle energivore”. Torlizzi cerca subito di fare chiarezza: “La cronaca degli ultimi mesi vede la guerra in Ucraina come principale ragione della crisi energetica attuale, ma in realtà il contesto già era particolarmente compromesso prima – spiega – basti pensare che fra ottobre e dicembre 2021 il prezzo del gas e dell’energia ha prodotto delle forti oscillazioni. Di fatto la crisi energetica nasce da una sotto-capacità produttiva cioè da un’offerta che non riesce a stare al passo con la domanda”.

L’esperto fa un passo indietro di due anni: “L’elemento principale da prendere in considerazione è la pandemia unita alle politiche di lockdown che hanno indotto a reagire con una forte spinta sul lato degli stimoli di carattere fiscale – spiega – abbiamo assistito a una vera e propria inondazione di liquidità che ha toccato l’economia reale: da un anno all’altro l’economia mondiale è stata investita di un aumento dei consumi e la parte del leone in questo senso l’hanno fatta i consumatori americani. Questa inondazione dei consumi si è rapportata con un regime produttivo caratterizzato da dieci anni da sotto-investimenti”. Torlizzi mette sotto esame anche “le politiche climatiche su cui è stata costruita una narrazione positiva senza accennare agli effetti collaterali, ma anzi disincentivando fortemente gli impianti di idrocarburi”: “Il tutto proprio in un periodo, quello fra il 2020 e il 2021, che ha registrato un meteo particolarmente sfavorevole che ha compromesso la capacità di generazione eolica e portato la siccità in tutti gli altri Paesi europei – continua l’esperto – in questo modo la Germania e tutta l’Europa hanno aumentato la richiesta di gas, facendo schizzare il prezzo alle stelle. A questo punto arriva la contrapposizione fra Stati Uniti ed Europa da una parte e Russia dall’altra. È chiaro che in una situazione del genere i prezzi non possano calare”.

Torlizzi non dà “ricette magiche perché – sottolinea – non ce ne sono. Esistono però dei possibili strumenti finanziari per le coperture da mettere in pratica o la possibilità di consorziarsi. Tanto più perché siamo davanti a una situazione che si protrarrà nel tempo”.

Questo post è stato pubblicato da Piacenza Sera

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