Vilas, il mistero di chi siamo e i genitori

ROMA – Il mistero della nostra identità è nelle mani dei nostri genitori. Ci racconta questo Manuel Vilas nel suo primo romanzo pubblicato in Italia, ‘In tutto c’è stata bellezza’ (Guanda), caso editoriale in Spagna, con dodici edizioni in un anno, eletto da El Pais e El Mundo “miglior libro del 2018”. E’ una storia autobiografica, i fatti narrati sono tutti veri, ma “c’è sempre l’elaborazione soggettiva della memoria e della letteratura” dice all’ANSA lo scrittore che il 17 marzo è protagonista di un atteso incontro a ‘Libri Come’, nel giorno di chiusura della Festa del Libro e della Lettura all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

“Volevo capire chi fossi. Quando morì mia madre, nel maggio 2014, mi sono chiesto: ‘Ma io chi sono?’ e mi sono reso conto che quando un essere umano vuole capire qual è la sua identità deve ricorrere ai suoi genitori” spiega Vilas, poeta oltre che narratore, autore di numerosi libri tra cui Espana, nato a Barbastro nel 1962, che nelle 400 pagine di questo suo ultimo romanzo, tradotto da Bruno Arpaia, percorre a ritroso la sua vita, rispolverando la memoria di chi erano i suoi genitori, i suoi nonni, esplorando il legame tra generazioni, intrecciando i ricordi personali a un ritratto della Spagna degli ultimi decenni. “Sono tornato indietro di generazioni e al mondo della mia infanzia, perché è in quel momento che costruisci la tua identità che poi sviluppi e perfezioni da adulto. La ricerca dei legami tra le generazioni viene naturale se si vuole conoscere la propria identità” racconta. E dice che “se perdiamo questa capacità di ricordare vuol dire che stiamo vivendo in un mondo disumanizzato. Oggi i giovani di 20-25 anni più o meno non capiscono, non vedono quanto siano importanti i loro genitori e quando lo scoprono spesso è troppo tardi. Questo è quello che racconto nel libro e questa è la tragedia di noi esseri umani. I lettori che ho incontrato in Spagna mi hanno detto in tanti la stessa cosa e cioè che si sono resi conto troppo tardi dell’importanza dei loro genitori. E’ qualcosa che appartiene alla condizione umana. Oserei dire che è una maledizione il fatto di capire l’importanza dei genitori quando ormai è troppo tardi per dirglielo. Io stesso lo ho vissuto”.

Con ‘In tutto c’è stata bellezza’ ci troviamo nella Spagna della fine anni Sessanta, inizio Settanta, “un momento in cui i miei genitori erano giovani e io ero un bambino protetto da loro, ero il re di casa. E’ il racconto – dice Vilas – della Spagna di quell’epoca e di una famiglia della classe media spagnola di quegli anni, quella che poi porterà alla transizione democratica, dopo la morte di Franco nel 1975. Mi sono reso conto che questa classe media ha subito la stessa evoluzione in tutto il mondo occidentale. Oserei dire che è una costante universale. E’ quella del mondo del lavoro che prospera, che comincia a comprare la prima automobile, la casa, a fare le vacanze. Questo è il nucleo da cui siamo nati noi europei occidentali, presi di mira oggi dalla crisi economica che sta imperversando”. Vediamo “i nostri figli vivere peggio dei loro genitori, prima era l’esatto contrario”, continua Vilas che ha iniziato come poeta e continua ad esserlo, ma “la poesia – spiega – è un genere minoritario, che non interessa al grande pubblico. Tuttavia se un romanzo non ha un risvolto poetico alla gente non piace”. E ‘In tutto c’è stata bellezza’ è piaciuto molto perché “tratta di un tema universale, il rapporto tra genitori e figli. E poi c’è un tema filosofico, perché la vita di una persona in realtà è come lei la ricorda, ma che sia stata veramente così questo è un mistero” dice lo scrittore.

Articolo originale tratto da: http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2019/03/16/vilas-il-mistero-di-chi-siamo_cfae154e-35bc-4b50-a9db-8b0a7f4d82dd.html

Autore:

- Advertisement -