Weimar. Apre il museo del centenario del Bauhaus. Ma i primi ospiti lo stroncano

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BERLINO. All’ultimo piano del nuovo museo del Bauhaus una finestra affaccia sul monumento al campo di concentramento più famoso della Turingia. Gli addetti ai lavori l’hanno battezzata informalmente “finestra Buchenwald”. Ma tra i numerosi difetti del gelido, squadrato edificio di cemento concepito da Heike Hanada e inaugurato in questi giorni a Weimar per il centenario del movimento, c’è la totale assenza di riferimenti all’ambivalente legame della scuola fondata da Walter Gropius con i teatri dello sterminio nazista. Nulla ricorda nel museo che Fritz Ertl fu l’architetto che disegnò le baracche e il crematorio di Auschwitz; d’altra parte, ben tredici ‘bauhaeusler’ morirono nei campi. 
 
Costato 27 milioni di euro, il monolito in cemento chiaro che avrebbe dovuto infondere l’idea della trasparenza del Bauhaus, sembra abbia avuto l’effetto opposto sulle decine di migliaia di visitatori che l’hanno invaso già nei primi giorni dell’inaugurazione. Anche le recensioni sono feroci. I più benevoli hanno elogiato la “pragmatica funzionalità” dell’edificio di Hanada, qualcuno ha storto il naso per un’architettura bollata come “provinciale” e “soffocante”. I più critici parlano di un “sarcofago”, un “mausoleo”, persino di una “tomba del Bauhaus”. 
 
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Consola poco che Hanada avesse voluto, ad un certo punto, alleggerire il progetto cambiando la facciata in cemento con una in vetro (proposta rigettata per una questione di costi). La vista, effettivamente, non è ispirante; al di là delle caratteristiche di fondo di un movimento che rivoluzionò la modernità con le sue linee pulite, il suo rigore e la sua idea di un’arte industrializzabile, il Bauhaus fu anche un movimento festoso, una fiduciosa proiezione nel nuovo secolo che promise ad esempio, pur con molti limiti, di accogliere ed emancipare le donne (e nell’esposizione non c’è quasi traccia anche di quest’aspetto importante della scuola). Il museo-bunker offre un’interpretazione molto parziale della rivoluzione Bauhaus.
 
La grande scuola tedesca della modernità fu fondata un secolo fa da Walter Gropius nella città del classicismo dei padri della letteratura, Goethe e Schiller. Trasferita a Dessau nel 1925 per le pressioni della destra, poi a Berlino dove fu soppressa dai nazisti nel 1933, dovette attendere parecchi decenni per una vera riabilitazione. 
 
Una veduta dell’interno

Articolo originale tratto da: https://www.repubblica.it/viaggi/2019/04/10/news/weimar_apre_il_museo_del_centenario_del_bauhaus_ma_i_primi_ospiti_lo_stroncano-223688626/

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